TEMPI sempre duri per il p2p. Kazaa come Napster: dopo essere diventata famoso quanto l’ormai tramontato primo sistema operativo globale di scambio file, ora segue la stessa scia in ambito giudiziario. Non è la prima volta che la Sharman Networks, società australiana creatrice del software, si trova sotto processo. Questa volta, dovrà rispondere davanti alla Corte Federale di Sidney, in Australia. Ad accusarla sono le cinque più grandi case discografiche che denunciano come in quattro anni, i ricavi complessivi siano drasticamente calati dai 40 miliardi di dollari del 2000 agli attuali 32. L’imputato numero uno di questo calo sono, neanche a dirlo, i sistemi p2p, primo fra tutti quello di ideato da Niklas Zennström e Janus Friis Gli avvocati della Sharman difendono il suo cliente definendo Kazaa un sistema privo di controllo dall’alto, pertanto, privo di un concreto monitoraggio dei file che vengono scambiati nel sistema. Sostengono, inoltre, che come le case produttrici di videoregistratori o DVD player non possono essere accusate dell’utilizzo che ne fanno gli acquirenti così Kazaa non può essere accusata di svolgere un’attività illegale. I rappresentanti delle major discografiche, a loro volta, controbattono sostenendo che più volte la Sharman Networks è stata in grado di bloccare file di natura pornografica quindi, aggiungono, di avere potenzialmente il potere di fermare il downloading illegale. Sul banco degli imputati le cifre non mancano. Si calcola che ogni mese su Kazaa il giro di file che gli utenti si scambiano è attorno ai 3 miliardi, per lo più protetti da copyright. Anche le major cinematografiche, da tempo colpite anche loro, si stanno organizzando per un grande attacco contro i sistemi p2p. Quando nuove tecnologie vincenti non possono tramutarsi in un business così chiamato “tradizionale” ma, anzi, incide sui fatturati di molte aziende, la tecnologia si tramuta in un nemico da battare. Analogamente, se le tecnologie possono creare un business anche per le grandi multinazionali, allora vengono bene accolte. E non importa se entrambe le idee sono state create dagli stessi cervelli. Il fenomeno Skype ne è un esempio 