Ovvero, come diventare milionari stando seduti davanti al pc
Un'idea da un milione di dollari (e di pixel)
ALEX TEW, 21 anni, inglese, voleva trovare i soldi per pagarsi l’università: ed ha pensato bene di mettere in vendita i pixel del suo sito web. Semplice e geniale.
Ecco le istruzioni per l’uso. Prendete lo schermo del vostro pc, dividetelo in un milione di pixel e poi tracciate piccoli quadratini 10X10 formando così una griglia. Mettete il tutto sulla homepage del vostro sito internet e vendete quei minuscoli spazi pubblicitari a 1$ a pixel.
IL RISULTATO? www.milliondollarhomepage.com. E’ possibile
comprare uno o più blocchi da 100 pixel a 100$ via Paypal, scegliersi la posizione nello schermo fra quelle rimaste libere e avere una pubblicità assicurata per almeno 5 anni, tanta la durata dell’affitto dei pixel. Totale:
un milione di dollari di guadagno.
Sembra un'assurdità, una cosa che solo a pensarla sembra già una bufala e invece le statistiche ci dicono che in pochissimo tempo è uno dei siti più visitati d’America e non solo: ha già venduto ben 569,600 pixel. Per altrettanti dollari, ovviamente! Ne parlano ormai i giornali e le webzine di tutto il mondo facendo così moltiplicare la sua pubblicità e i potenziali acquirenti.
I siti di scommesse online sono stati i primi ad investire sui pixel milionari seguiti poi da
isp, sexy shop, negozi e-commerce e quant’altro. Non solo, in brevissimo tempo
l’idea è stata clonata e sono nati già decine di siti fotocopia che tentano di accaparrarsi possibili inserzionisti. Qualche esempio? C’è
http://www.milliondollardonation.org/ che propone di dare in beneficenza la metà del ricavato ma vende il doppio dei pixel, poi c’è l’europea
http://www.million-euro-page.com/ e non poteva mancare l’italianissima
http://www.paginadaunmilionedieuro.com/.
Ed ora che è Alex Tew l’onemillionmanpixel, l’uomo da un milione di pixel, sono già arrivate anche le critiche. Prima e più simpatica fra tutte una apparsa recentemente tra le FAQ del sito che dice: “Ma se hai bisogno di soldi, perchè non ti cerchi un lavoro?”. Ora il dubbio è questo: sarà riuscito a pagarsi l’università il nostro Alex, o starà già pensando a cosa vendersi la prossima volta?