Il presidente Bouteflika non ama i giornalisti. E li sbatte in cella. Manifestazioni nel giorno dell'indipendenza
Algeria in piazza contro la censura
IERI liberi dalla Francia, oggi liberi nel pensiero e nella sua espressione. Nel giorno del 42esimo anniversario dell’indipendenza dell’Algeria (prima colonia transalpina) i media dello stato nordafricano scelgono di manifestare nelle principali città e a Parigi per chiedere a gran voce al presidente Bouteflika maggiori garanzie per la libertà di stampa e la scarcerazione di due giornalisti: il direttore de “Il Mattino”, Mohamed Bénichou, e Hafnaoui Ghoul, corrispondente di “El Djazaïr News” a Djelfa, nel sud del Paese.
Il primo, autore del libro “Un’impostura algerina” che denuncia la politica del Capo dello Stato, è in carcere dal 14 giugno. Il secondo, imprigionato il 24 maggio con l’accusa di diffamazione, è esponente della ‘Lega algerina di difesa dei diritti dell’uomo’ ed è noto per aver denunciato gli abusi delle autorità regionali.
Il governo di Bouteflika, rieletto alla guida del Paese lo scorso 8 aprile, si è sempre distinto per l’accanimento contro i media indipendenti e i loro professionisti.
E’ del 30 giugno scorso la notizia della
sospensione, in tutto il territorio nazionale, delle trasmissioni del canale satellitare “
Al-Jazeera”, scelta condannata con decisione da “
Reporters Sans Frontieres”.
Come se non bastasse, il governo ha varato un decreto per stabilire nuove modalità di accredito dei corrispondenti dei media stranieri in Algeria: una competenza, questa, che passa nelle mani delle autorità pubbliche. Gli algerini che intendono lavorare per la stampa straniera, invece, non potranno farlo se non per un'unica testata e, nel caso in cui fossero già impiegati presso una redazione nazionale, dovranno farsi dare l’autorizzazione scritta dal proprio datore di lavoro.