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Attualità

Esce “American Dreamz”, terroristi e presidenti si confrontano a ritmo di reality

Il piccolo fratello del grande schermo

Hugh Grant si traveste da presentatore e schernisce gli Usa
di Arianna Montemurro
05/06/2006

Hugh Grant nelle vesti del presentatore Martin Tweed

Mentre i media americani s’interrogano sulla possibilità di portare al cinema argomenti scottanti come il terrorismo,  il regista Paul Weitz, nel suo American Dreamz, costruisce e  poi demolisce a suon di sarcasmo il suo reality show. Tra i personaggi, un terrorista-kamikaze che di nascosto si ubriaca di Coca Cola e un capo della Casa Bianca, interpretato da Dennis Quaid, che scopre tardivamente l’utilità di leggere un quotidiano.

Il film, in uscita questa settimana, è una satira cinematografica sul reality show e, tra i tanti, si ispira al format di massimo ascolto negli Usa: “American Idol”. La competizione si svolge tra sconosciuti e aspiranti cantanti con manie di protagonismo, guidati da un cinico Hugh Grant che veste i panni del presentatore Martin Tweed. Weitz, dal canto suo, rifiuta di definire il suo “American Dreamz” una satira, affermando come si tratti, invece, di una commedia che parla di cose tragicamente serie, che si oppone a situazioni divertenti eppure orribili proprie della cultura pop e della politica trash.

 “Tutti in futuro saranno famosi per quindici minuti”, prediceva Andy Warhol! Ebbene, secondo il regista quel futuro si è purtroppo avverato, “è un tragico presente, che non possiamo cambiare, ma del quale possiamo ridere, amaramente”. La chiave per sdrammatizzare una realtà sfacciatamente stereotipata è, dunque, l’ironia. Intanto, aumentano gli esempi di emulazione dei comportamenti esibiti nei “Grandi fratelli” di tutto il mondo. Nel nostro caso vale il detto “Paese che vai, usanza che trovi”, poiché in Italia perdono quota i reality che ospitano persone comuni, mentre guadagnano nettamente gli ascolti “L’isola dei famosi” e “La Talpa”.

La sindrome dell’isola dei non famosi, per contro, testimonia gli effetti negativi dell’attaccamento sempre più massiccio del pubblico giovanile ai reality show di successo: senso di spersonalizzazione, frustrazione, isolamento e avvilimento sono i sentimenti tipici di coloro che vivono questa “sindrome da ignoti”. L’allarme è stato lanciato per la prima volta dal Professor Rosario Sorrentino, membro dell’Accademia Americana di Neurologia, e, secondo gli studi effettuati, non riguarda più soltanto il mondo della cultura, ma anche quello della salute e del benessere. “La sindrome dell’isola dei non famosi colpisce un numero crescente di giovani, delusi perché estromessi da quella che ritengono la vita vera, vissuta dai personaggi televisivi”.

Gli esperti della comunicazione, secondo Sorrentino, sono chiamati a valutare preventivamente l’impatto che certe immagini possono avere sul pubblico. Altrimenti, potremmo correre il rischio di finire come il Bush di American Dreamz, che dopo aver trascorso settimane a ritagliare giornali, entusiasta per la scoperta della loro utilità, si lascia andare ad un’esclamazione originale a proposito della divisione tra sciiti e sunniti: “Ma tu lo sapevi che ci sono due tipi di irachiani?”.

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