Su Le Nouvel Observateur l’appello, ovviamente online. Tra i firmatari Manu Chao, Khaled e il compositore delle musiche de "Il meraviglioso mondo di Amelie"
Un urlo da Parigi: “Siamo tutti pirati”
di Melania Giacò
03/02/2005

Al grido di
«Liberate la musica!» e
«Siamo tutti pirati!» un inedito gruppo di artisti, politici e intellettuali si schiera dalla parte dei pirati che scaricano musica da Internet. Il portatore è il settimanale francese
"Le Nouvel Observateur", che pubblica la lista di coloro che hanno firmato l’appello, ovviamente online. Tra gli altri, Manu Chao, Khaled, Josè Bovè e anche il compositore delle musiche de "Il meraviglioso mondo di Amelie", Yann Tiersen.
"Mentre decine di navigatori su Internet stanno per finire in tribunale per aver scaricato files musicali", recita l'appello, "denunciamo questa politica repressiva e sproporzionata di cui sono vittime alcuni capri espiatori. Come altri 8 milioni di francesi almeno, anche noi abbiamo scaricato un giorno musica in rete e siamo dunque potenzialmente delinquenti".
Un’ammissione di colpa, quindi, ma anche la ferma decisione di far deporre le armi di questa “guerra ai pirati” -come viene definita dall'industria discografica la campagna mirata a limitare i danni del file sharing-. E questa guerra un prigioniero ce l’ha: è Alain, modesto professore di Pontoise, a nord di Parigi, che si è visto piombare gli agenti in casa e sequestrare il computer. E ora ha la prospettiva di finire in carcere a causa della sua passione per le canzoni. Ma non è stato l’unico. Accanto a lui, anche un centinaio di questi “scaricatori maledetti” sono finiti in tribunale e si sono visti presentare multe salatissime con la minaccia di tre anni di carcere.
In Francia, infatti, una legge del 1957 vieta di copiare un disco - anche per solo uso privato - se non si è prima acquistato il supporto originale.
Le major discografiche paiono comunque determinate ad andare fino in fondo, dichiarando guerra a chiunque si «appropri» di canzoni in rete, anche per riascoltarle in assoluta solitudine.
“Chiediamo la fine di questi assurdi procedimenti“, si legge ancora nell'appello, ”proponiamo l'apertura di un ampio dibattito pubblico, che coinvolga il governo, tutti i soggetti dell'industria musicale, gli artisti, per arrivare a una difesa migliore del diritto d'autore, ma anche i consumatori, per trovare insieme risposte giuste e soprattutto adatte alla nostra epoca».
Porte aperte al dialogo, dunque, ovviamente P2P.