INTEL coglie il frutto proibito e arriva a toccare il paradisiaco mondo del Macintosh. La notizia è stata diffusa lunedì 6 Giugno in un Keynote di Steve Jobs, il CEO di Apple, durante l’attesissimo Worldwide Developer Conference (WWDC) di San Francisco, incontro annuale con gli sviluppatori del Mac provenienti da tutto il mondo. Il co-fondatore di Apple ha illustrato ai 3800 presenti il nuovo sistema operativo Mac Os X Tiger utilizzando un Pentium 4 a 3,2 Ghz.
Il divorzio dalla IBM, al termine di un matrimonio che durava dal 1994, rappresenta una svolta epocale nel mondo dell’informatica mondiale. Questa per Apple sarebbe la terza transizione, dopo aver prodotto i RISC in collaborazione con Motorola, prima, e IBM, poi. La conferenza del WWDC, comunque, non ha fatto altro che confermare la miriade di Rumors che avevano affollato la rete nell’ultimo periodo, il più autorevole dei quali è stato quello divulgato un mese fa dal Wall Street Journal, che aveva in qualche modo anticipato (non senza un velo di scetticismo) l’annuncio ufficiale. Secondo quanto affermato da Jobs le ultime cinque versioni del Mac Os X sono state segretamente progettate per essere adattate alla tecnologia dei chip x86 prodotti dalla Intel Inside, facendo intendere che gli accordi presi con i laboratori della Sylicon Valley affondano le proprie radici in un più ampio progetto avviato ormai da alcuni anni.
I nuovi transistor saranno installati a partire dal 2006, fino a quando (si prevede entro il 2007) ogni Mac avrà definitivamente in dotazione un cuore Intel. Tra due settimane, inoltre, sarà disponibile per gli sviluppatori un kit di migrazione che includerà, oltre a informazioni e codice di esempio, anche una speciale macchina con processore Pentium 4 a 3.6 GHz. La transizione, hanno garantito i tecnici della Apple, sarà indolore, e la compatibilità con le altre macchine Power Pc sarà facilmente realizzabile grazie ad un facile e rapidissimo porting.
E il software? Mac assicura che in futuro verranno rilasciate delle versioni in grado di girare su entrambe le piattaforme. Per i programmi di più difficile conversione, invece, sarà commercializzato il traduttore dinamico in codice binario “Rosetta”, il cui funzionamento è stato dimostrato nelle stessa conferenza di lunedì. Per quanto riguarda i più grandi produttori di software, come Microsoft e Adobe, è già confermato un loro puntuale interessamento nel produrre sistemi in grado di girare sia sui “vecchi” Power Pc che sui nuovi elaboratori. A tutti coloro che hanno giudicato questa rivoluzione come l' appiattimento di Apple verso il ruolo di semplice produttore di software, risponde il vice presidente Phill Schiller, il quale ha perentoriamente affermato che il software Mac Os X non potrà in alcun modo essere installato su un Pentium, ma solo sulle macchine create e vendute dalla Apple.
Un’altra sfida, dunque, per la famosa mela informatica, dopo quella lunga e non priva di intoppi per il passaggio ai Power Pc, ottenuta grazie alla collaborazione con IBM, che, da parte sua, ha già dovuto pagare dazio con un repentino calo delle proprie quotazioni in borsa. Un addio parso necessario per la sopravvivenza del Mac nel mercato internazionale, come ha affermato lo stesso Jobs nel suo discorso introduttivo. La IBM, infatti, non è stata in grado di mantenere la promessa di produrre processori G5 a 3GHZ nonché una versione per i portatili, facendo diventare insopportabile il gap rispetto alla tecnologia Pentium M di Intel.
