Un appello da 45mila euro viaggia dal blog di Beppe Grillo fino all’International Herald Tribune
Il Grillo pagante: "Parlamento pulito"
Come far sapere che 23 membri del Parlamento condannati per vari reati sono ancora seduti in poltrona
PRENDETE la faccia (e la testa) di
Beppe Grillo, aggiungete una buona dose di tecnologie al servizio delle persone (
un blog, per esempio), un pizzico di buona volontà e spirito d’iniziativa, mescolate il tutto e lasciate riposare un paio di mesi, quanto basta per far lievitare le adesioni della gente fino a raggiungere la cifra di
48.275 euro (+19,60% di Iva). Infornate in una pagina dell’
International Herald Tribune e aspettate che l’
appello rimbalzi, riecheggi, rimbombi al punto da raggiungere le orecchie del più sordo uditore.
“Basta! Parlamento pulito!” è l’urlo di battaglia che si è alzato dal
blog di Beppe Grillo (dove già bolliva in pentola da mesi) e lo scorso martedì 22 novembre è approdato sulle colonne dell’edizione internazionale dell’
Herald Tribune, attraverso un annuncio
a pagamento di un’intera pagina, dove si lanciava un appello a “fare pulizia in parlamento”.
Migliaia di contributi versati sul conto corrente di Beppe Grillo, i cui dati sono ancora accessibili attraverso il suo blog.
“Questa pagina- recitava l’appello ripreso dal blog di Grillo- è stata finanziata da migliaia di cittadini italiani per scoprire se c’è un altro paese al mondo dove 23 membri del Parlamento sono stati condannati per crimini di svariato genere ed ancora hanno il consenso a sedere in Parlamento. Se un tale paese esiste, a noi italiani piacerebbe proporre un
gemellaggio”. Rappresentanti italiani nel Parlamento nazionale ed europeo che occupano le loro calde poltrone (
qui l’elenco), con tanto di
condanne definitive a colorare la fedina penale, per reati di vario genere, da finanziamenti illeciti a tangenti e quant'altro, punite con mesi o anni di
reclusione, mentre il “comico” genovese nel suo blog ricorda che i semplici cittadini per farsi assumere devono avere la fedina penale pulita e un curriculum vitae in cui si dimostra di avere le capacità per fare quel lavoro. Per fare il parlamentare, evidentemente, questi sono particolari superflui.
L’annuncio sulla pagina internazionale terminava con una richiesta: “Chiediamo a questi parlamentari, che lavorano come nostri impiegati, di autosospendersi, per dare così un segnale concreto che il nostro paese sta cambiando”.
Le reazioni? “Alcuni hanno detto che non si fanno giudicare da un comico. Alcuni hanno detto che rispondono solo ai loro elettori. Alcuni hanno detto che questa è una gogna mediatica. Alcuni hanno detto che in fondo il loro reato non è così grave. Alcuni hanno detto che non bisogna confondere la politica con la giustizia. Alcuni hanno detto che questo è un misto di moralismo e giustizialismo. Alcuni si sono offesi, non si fa così!-
spiega Grillo - E tutti i parlamentari si sono dimenticati di dire che l’iniziativa è venuta da voi e che
i soldi li avete messi voi”.
Questione di particolari? Alle provocazioni siamo abituati, alle possibilità di cambiamento sembra non crederci nessuno. Tuttavia il blog di Beppe Grillo riceve quotidianamente
migliaia di commenti e un numero ancora più alto di visite: cifre elevatissime per un blog (e non solo per un blog), al punto che ha raggiunto una invidiabile posizione anche in strumenti di rilevazione internazionale. Quello del “Parlamento pulito”, inoltre, non è il primo caso di
partecipazione reale che vede protagonista il popolo dei blog e della rete internet in maniera efficace. In passato i lettori del sito di Grillo avevano già raccolto denaro (15mila euro), per acquistare una pagina di
Repubblica con l’appello
“Fazio vattene!”.
A questo punto viene spontaneo chiedersi se l’informazione, quella vera, non sia diventata un diritto da pagare. A quanto pare è più di qualche sognatore ad essere disposto a mobilitarsi e a mobilitare il proprio portafoglio per affermare un proprio diritto. Anche attraverso la rete. Soprattutto attraverso la rete.