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di Sociologia e Comunicazione dell'Università di Roma "la Sapienza"
Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti, oltre a suscitare una ridda di polemiche da sinistra che lo ha bollato come “spottone elettorale”, ha fatto registrare una performance deludente dal punto di vista televisivo. I dati Auditel sottolineano infatti una vera e propria fuga del pubblico televisivo, specialmente dei giovani e del pubblico femminile: solo il 12,59% di share medio per la diretta del TG5 quando “Verissimo” il programma di attualità mondana e gossip condotto da Paola Perego - saltato per via della diretta - fa solitamente registrare ben altri ascolti: per l’esattezza il 18,93%.
Al di là del singolo episodio, e dell’escalation del contraddittorio politico in una campagna elettorale preannunciatasi durissima, il dato evidenzia una sorta di fastidio da parte del pubblico nei confronti di una massiccia presenza televisiva del PresDelCons, in cui non è sempre facile distinguere il ruolo di rappresentanza istituzionale da quello del leader politico che guida alle elezioni la sua coalizione.
Per la verità, questa tendenza alla confusione di ruoli e piani narrativi non è nuova al premier. Basti ricordare i 57 milioni di SMS di “chiamata alle urne” alla vigilia delle elezioni provinciali del giugno 2004. Anche in quel caso questa strategia di comunicazione non riuscì a ribaltare le previsioni di voto, ma ebbe forse l’esito di indisporre una parte di elettorato. La coalizione guidata da Berlusconi infatti perse due volte: sia nel numero di province passate al Centro Sinistra, che nella perdita di alcune amministrazioni politicamente e simbolicamente importantissime per la politica nazionale.
Ed ecco che ancora una volta la strategia della saturazione del coverage mediale, del dover dire a tutti i costi, si è rivelata un boomerang. La diretta, seppur giustificabile dal carattere di eccezionalità e di rilevanza istituzionale (come sostenuto dal garante per le comunicazioni Calabrò) è stata evidentemente vissuta dagli italiani con un senso di fastidio. Quasi una reazione allergica. Speriamo che gli operatori della comunicazione politica di tutti gli schieramenti ne prendano atto: a volte il troppo stroppia.