L'ultima frontiera della censura alzata a Pechino: filtrati i contenuti dei messaggi. Ma serve a poco
Chi ha paura degli sms? La Cina
"LA LIBERTA' è comunicazione", si potrebbe dire parafrasando Gaber. Lo sanno bene anche in Cina dove il Signor G non è il mito che è qui da noi.
Nel Paese più grande nel mondo è cominciata la caccia al medium più piccolo e volatile che ci sia: l'
sms. Il governo ha ordinato alla
China Mobile Corporation, che controlla il 65% del traffico nazionale, di filtrare e
censurare i messaggi pornografici o fraudolenti. Ma si sa, dovendo controllare, un occhio sui contenuti
politici non potrà non cadere.
Il Gigante Rosso ha paura del messaggino? Si, e molta. Pechino non ha dimenticato il 25 aprile 1999: 15mila membri del movimento democratico Falun Gong si sono radunati per le vie della capitale e si sono dileguati prima dell'arrivo della polizia. Il tutto grazie alla potente e invisibile, e istantanea, rete degli sms. Il Falun Gong ne è uscito rivitalizzato, ed esponenziale è stato l'aumento delle azioni sovversive, dalla diffusione clandestina della stampa all'interruzione, addirittura, delle trasmissioni della TV di Stato.
Per non parlare poi di come proprio la comunicazione scritta via telefonino abbia aperto la prima falla nel muro di silenzio eretto dalle autorità cinesi intorno alla reale situazione dell'epidemia della Sars: ne è nata una denuncia pubblica di medici che ha indotto Pechino ad ammettere la verità e a liberalizzare l'informazione sanitaria.
Il premier Wen Jiabao l'aveva giurato: le riforme economiche hanno fatto aumentare la voglia di libertà di opinione, per cui via al giro di vite su tutto il sistema mediatico. La stretta sugli sms è solo l'ultima novità. Alla solita censura sulla stampa e sulla TV si erano già aggiunti i filtri su Internet. I 30mila uomini arruolati appositamente in una speciale
polizia postale hanno portato avanti un'operazione di
controlli a tappeto che ha addirittura portato alla chiusura temporanea di Google e di Altavista. Ma qualcuno l'ha scampata: Yahoo!, secondo
Reporters Sans Frontieres, avrebbe accettato le limitazioni senza fiatare pur di sfondare sul mercato cinese e Cisco System avrebbe iniziato addirittura a fornire programmi di
spionaggio on line.
Insomma, non è un caso se il premio
Cyberliberté 2004 è andato proprio al dissidente cinese Huang Qi, in carcere dal gennaio 2001 a Chengdu, nel Sichuan, con l'accusa di «sovversione e incitamento al rovesciamento del potere statale».
Ma se è vero che le porte delle carceri si aprono sempre più di frequente ai partigiani telematici, è altrettanto certo che la battaglia della censura sul web, per quanto severa, sembra anche persa in partenza: gli internauti cinesi sono oltre 68 milioni e aumentano al ritmo del 48% all'anno. E gli sms? Sono oltre 220 miliardi all'anno, la metà di quelli scambiati in tutto il mondo.
A Pechino non resta che rimboccarsi le maniche.