L'ultima provocazione del regista canadese: lettera al presidente
Moore proietta Farhenheit 9/11 nella residenza di Bush
Crawford, una cittadina di
705 anime immersa nel
Texas. Quel Texas tradizionalista, ricco di petrolio e di cowboy ma abbastanza religioso, patria degli
ZZ Top; quel Texas un po’ spagnoleggiante e pieno di ranch, dove i banchetti a base di salsicce e bisteccone di vitello sono all’ordine del giorno.
Una cittadina come un’altra, verrebbe da dire, se non fosse che proprio a Crawford il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha messo radici, costruendo in questa località il suo personale ranch, il suo «buen retiro».
Fin qui ancora tutto "quasi" normale: ma ecco che entra in scena Micheal Moore, fresco della Palma d’Oro al Festival di Cannes.
Cosa ha fatto il mattacchione canadese?
Semplice: ha deciso di proiettare proprio nell’amena località texana il suo ultimo lavoro,
Farhenheit 9/11, e il luogo eletto per l'evento è il parcheggio del campo da baseball locale, dove tra l'altro da un anno è stata messa in piedi la "
Crawford Peace House", una sorta di arena pacifista istituita dal movimento per piazzare accanto alla residenza del presidente di guerra un contraltare ispirato dai valori della pace.
E Michael Moore, uno che di provocazioni se ne intende, ha invitato il
presidente Bush in persona alla visione di Farhenheit 9/11, con tanto di
lettera aperta. «Ho letto che hai appena iniziato le vacanze estive a Crawford – si legge nella missiva – e le vacanze estive sono un buon periodo per vedere un film, perché molti blockbuster sono chiusi in questo periodo dell’anno. Sfortunatamente, Farhenheit 9/11 non è ancora stato proiettato a Crawford».
Poi Moore prosegue, fedele alle maniere istrioniche e burlesche che lo caratterizzano: «La prima di Crawford ci offre la possibilità di avere
patatine, salsa e un sorso di verità. Se tu accetterai l’invito, avrò modo di ringraziarti personalmente per essere stato uno degli assi del mio cast».
Purtroppo l’invito è stato declinato, fa sapere una portavoce dello staff della
Casa Bianca.
Bush, essendo troppo impegnato, non si recherà quindi a vedere la prima di Farhenheit 9/11, un film che ha già sbancato il botteghino registrando negli Usa un incasso che sfiora i 100 milioni di dollari.
Un record assoluto per un documentario, sebbene la pirateria informatica abbia messo a disposizione dei navigatori web il lavoro di Michael Moore, incidendo sulle entrate del film.
Ma anche qui, sappiamo già come ha reagito il regista…

La visione del documentario è stata invece
impedita ai minori di 17 anni, e il problema è che i divieti sono in costante aumento.
L’ultima novità, sotto questo profilo, viene dall’
Australia, dove il
ministero della Difesa ha proibito alle truppe di stanza in Iraq la visione di Fahrenheit 9/11.
«Non è appropriato che la Difesa mostri di sostenere qualsiasi film di natura politica».
Il fatto è che questa decisione si chiama in realtà censura di guerra e va tutt’altro che incontro alle truppe, che invece avevano richiesto espressamente al distributore del documentario, la Hopscotch Film, di fornire alcune copie di Fahrenheit 9/11 nelle basi di stanza del contingente.
Il tutto con il beneplacito dei gradi maggiori dell'esercito.
Il caldo estivo dà alla testa, ma Moore sembra sempre lucidissimo nella sua "follia": non è quindi da escludere che ne inventi un'altra delle sue, e che perfino i militari australiani riescano a godersi in santa pace l'agognato film. Magari scaricato da internet.