Juve, Mediaset, Forza Italia e Della Valle: facciamo il punto della situazione
Diritti tv, l'Italia va nel pallone
di Vittorio Giordano
16/01/2006
NON c’è pace per lo sport più amato e praticato del Bel Paese. Questa volta il “pomo della discordia” riguarda i diritti televisivi. Qualche giorno prima di Natale
Mediaset annuncia a sorpresa di aver acquistato dalla
Juventus, per una cifra complessiva di 248 milioni di euro, l’esclusiva per la trasmissione di tutte le partite dei prossimi 2 anni, anche quelle di allenamento. Non solo per il digitale terrestre, ma anche per la piattaforma satellitare, e addirittura per la telefonia, Internet, e il Dvb-h.
Un affare per la Juve, un grande investimento per la società televisiva. Mediaset però è presente solo sul mercato televisivo terrestre, analogico e nell’ultimo anno anche digitale. Per cui ha ceduto a
Sky i diritti satellitari degli incontri casalinghi della Juve per le prossime 2 stagioni con l’opzione per la terza. Costo dell’operazione: 157 milioni di euro, circa il 20% in meno rispetto al precedente contratto con la Juventus perché Sky Italia non detiene più il monopolio sul mercato calcistico. Sicuramente un altro grande successo per l’amministratore delegato bianconero Giraudo: è riuscito a strappare fior di quattrini a due colossi come Sky e Mediaset.
Ma i medi e i piccoli club non ci stanno. Protestano contro un sistema di gestione dei diritti che favorisce le squadre più ricche a scapito di tutte le altre. Così viene “rispolverata” la possibilità di tornare alla legge in vigore fino al 1999, che prevedeva la negoziazione collettiva dei diritti televisivi. Della Valle, patron della
Fiorentina, si fa portavoce della necessità di restituire al calcio una maggiore equità nella distribuzione dei profitti. Garrone della
Sampdoria e Zamparini del
Palermo lo appoggiano. Anche la
FIGC sembra preferire un ritorno alla vendita collettiva delle partite.
Il caso approda in Parlamento. La passione calcistica stravolge la tradizionale differenziazione tra maggioranza e opposizione. Andrea Ronchi di
AN propone il disegno di legge per il ripristino dei diritti collettivi, ma
Forza Italia si oppone. Elio Vito, di fede bianconera e capogruppo degli Azzurri alla Camera, spiega: “Il 29 si sciolgono le Camere, non c’è tempo!”. Ma c’è chi invece, come Diego Della Valle, accusa il presidente del Consiglio Berlusconi di palese conflitto di interesse. Non si fa attendere la risposta del Presidente del Consiglio: ci penseranno i suoi legali a chiarire la “querelle”.
Garrone intanto, Presidente della Sampdoria già pensa alle ritorsioni sui prati di gioco e minaccia di non far giocare la sua squadra contro le tre grandi o, in alternativa, propone di far schierare neanche la Primavera ma gli allievi nazionali. Gli fa eco Zamparini. Più cauti invece Lotito e Moratti, che si schierano sostanzialmente con
Milan e Juve.
La Federcacio intanto corre ai ripari e convoca un consiglio federale d’urgenza per venerdì 20 Gennaio a Milano. Il Presidente Carraro è convinto che si possa arrivare ad una soluzione, magari alzando la mutualità fra i club in modo tale da accorciare la “forbice” tra big e piccoli club. Ma i margini di manovra sono molto limitati: i grandi club non sembrano disposti a portare la mutualità dall’attuale 18% al 25-30%, mentre le tv non hanno nessuna intenzione di pagare 30 milioni di euro per i diritti televisivi di società come Fiorentina e Palermo.
Interviene anche il Ministro delle Comunicazioni per cercare di sciogliere il nodo dei diritti tv. Landolfi ha già fatto sapere che convocherà, nel corso della settimana entrante, una tavola rotonda dove siederanno Fieg,
Lega,
Rai, Mediaset,
La 7 e Sky. Si discuterà sui criteri di cessione dei diritti criptitati e sulla ripartizione dei ricavi.
La situazione è molto complessa: molteplici sono gli interessi sul tavolo. Chi la spunterà? La partita è appena cominciata: potrebbe spuntarla il fronte dei diritti collettivi, ma non in tempi stretti. Nel breve-medio periodo le grandi dovrebbero avere ancora la meglio continuando così a negoziare autonomamente le prestazioni sportive delle proprie squadre. Il disequilibrio esiste ed evidente. D’altra parte la Juve, che conta 11 milioni si tifosi in Italia, non è il
Siena o il
Cagliari. Si potrebbe più verosimilmente adottare dunque una soluzione di compromesso, in cui il presso sia “ponderato” in base magari ai risultati, alla classifica o al bacino di utenza. Così come peraltro già avviene, in forme diverse, nel campionato francese, inglese e tedesco.