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Attualità

Approvata dalla Commissione Europea la nuova strategia europea sulla società dell’informazione

i2010: odissea nell’informazione

di Maria Silvia Sanna
08/06/2005

Europa
CINQUE anni, tre sfide e tutti gli strumenti per realizzarle: l’Europa segue la corrente globale della società dell’informazione. Approvato dalla Commissione Europea il primo giugno 2005, il piano di sviluppo si chiama i2010 e segue a ruota il piano e2005.

Perchè i2010? Le ICT si sono notevolmente evolute, sia dal punto di vista tecnologico che economico. Ipv6, G3, nanotecnologia, convergenza, computer di nuova generazione, scenari di ambienti intelligenti da un lato e l’ingresso in una fase di maggior apertura, una miglior regolamentazione del mercato interno, lo sviluppo di una sinergia tra pubblico e privato dall’altro, hanno portato il settore nel pieno di una fase più matura e più in linea con le tendenze globali.

Il piano e2005 giungerà alla sua conclusione alla fine di quest’anno. Così, dopo la raccomandazione, proveniente da Lisbona, di cogliere tutti  vantaggi dell’ICT, si è resa necessaria una nuova strategia.
Chiudere il digital divide, creare un mercato unico aperto di servizi ICT e media, investire di più sulla ricerca: questi le tre sfide principali del piano d’azione che accompagnerà fino al 2010 l’Europa dell’informazione.

La parte più interessante del piano di sviluppo riguarda la crescita degli investimenti nella ricerca: 80% di investimenti in più per raggiungere Giappone e USA. In Europa, infatti, si spendono circa 80 euro per ogni cittadino, una cifra irrisoria se paragonata ai 350 per ogni giapponese e ai 400 spesi per ogni statunitense.
Un grande sforzo sarà inoltre necessario per rendere più inclusiva la Società dell’Informazione: chiudere gli scarti nella diffusione di nuove tecnologie e nella possibilità di accedervi. In linea con la Comunicazione della Commissione Europea di novembre 2004 l’Unione favorirà l’adozione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione sia nel servizio pubblico che in quello privato.

Le statistiche possono darci i numeri dei risultati finora raggiunti, le politiche ci danno indubbiamente la dimensione di quanto l’Information Society stia a cuore all’UE.
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