Una settimana interamente dedicata alla cinematografia del Sud del mondo
Riflettori accesi sul cinema “afro”
MILANO PALCOSCENICO dell’arte africana. Dal 20 marzo ospiterà la 16° edizione del
Festival del cinema africano, che quest’anno avrà come cavallo di battaglia
“Il suo nome è Tsotsi”, il film ambientato a Johannesburg che nella notte più attesa del cinema internazionale si è aggiudicato l’Oscar come miglior film straniero.
Circa 100 film tra pellicole e video, sottotitolati elettronicamente o tradotti simultaneamente in italiano, saranno proiettati nelle sale del capoluogo lombardo. Tutti i film del festival saranno programmati almeno due volte e la presentazione delle pellicole in competizione sarà presenziata dal regista. Tematiche legate alla storia e alla società inonderanno la manifestazione, l’omosessualità sarà uno dei soggetti più diffusi.
Pochi lungometraggi africani caratterizzeranno la nuova edizione. “Una situazione che si riflette sul mondo della produzione cinematografica africana” afferma la direttrice artistica Annamaria Gallone, “non ci sono più gli aiuti dalla Francia e per ora ci si concentra più sulle produzioni per la televisione. Solo alcune zone sono ancora molto attive: Maghreb e Sudafrica”.
Alla base del festival infatti vi è l’idea che il cinema africano sia poco diffuso e conosciuto nel mondo. Questo perché mancano i “distributori coraggiosi”, mancano fondi che permettano ai giovani registi emergenti di esternare il proprio talento, vengono in pratica tagliate le gambe al mercato del cinema del “ continente nero”, impedendone lo sviluppo.
Dal 2004 il Festival ha allargato gli orizzonti, aprendo le selezioni a pellicole provenienti dall’Asia e dall’America Latina. In questo modo si è cercato di arricchire il dialogo multiculturale e allo stesso tempo incentivare le co-produzioni “Sud-Sud”. Con il coinvolgimento delle realtà cinematografiche d’Asia e d’America Latina si ambisce, infatti, a dare un nuovo impulso al cinema africano sia in termini di sviluppo economico della produzione che dell’inserimento dei professionisti africani nel settore culturale e cinematografico internazionale.
Le sei giornate milanesi potranno finalmente accendere i riflettori sulle nuove tendenze del cinema “afro”, sperando che l’iniziativa non resti isolata, e se ne continui a parlare grazie alle rassegne chiamate “Dopofestival” previste in altre città italiane in seguitoall'evento milanese.