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Attualità

All'ottava edizione il Festival Internazionale dei Circoli del Cinema

Ciak, si gira... il mondo. Così circola la cultura

Ospite d'onore, il premio alla carriera Manoel de Oliveira, con una lezione per le nuove leve. Oltre 50 delegati da tutto il mondo per un "Manifesto" per la libera circolazione di idee ed opere
di Laura Piccolo
07/07/2006

logo del festival
DISSEMINATI IN TUTTO IL MONDO, organizzati in Federazioni nazionali e coordinati in una grande Federazione Internazionale, una volta all’anno si danno appuntamento in occasione dell’ “International Festival of Film Societies”, per dar vita ad un’attività culturale che si arricchisca nelle diversità e si rafforzi nell’unità.

Sono i  “Circoli del Cinema”, che quest’anno, per l’ottava edizione del Festival, svoltasi dal 12 al 17 giugno 2006, hanno scelto Matera come sede di incontro e coordinamento delle attività di filmaker, rappresentanti dell’associazionismo culturale, distributori no-profit indipendenti provenienti da ogni parte del mondo, dal Messico all’Afghanistan, dal Burkina Faso alla Mongolia, passando per oltre cinquanta Paesi. E proprio a Matera hanno intitolato il loro Manifesto, che nella città dei Sassi è stato concepito e redatto, come strumento di coordinamento, per promuovere la libera circolazione e la conoscenza critica della produzione filmica a livello internazionale.


Il Festival 
è dedicato al cinema internazionale ma, paradossalmente, si tiene lontano dai riflettori. Perché questo Festival, spiega il Direttore Paolo Minuto, Presidente della Federazione Italiana dei Circoli del Cinema e da quest’anno Presidente anche della Federazione Internazionale (fino ad ora presieduta da Gianni Amelio), non vive in un luogo fisico, ma resta idealmente sospeso tra Realtà e Utopia. Vive di resistenza, “che è persistenza nella lotta per un’uguaglianza vera di opportunità, per un’attività culturale che sia diffusione dell’indipendenza attraverso la conoscenza e non attraverso la sottolineatura dei confini che vorremmo che non ci fossero”. E’questa l’anima di questo appuntamento annuale, nato nel 1984 a Poitieres, Francia, e  approdato quest’anno a Matera, dopo sei anni in Calabria, per proseguire il cammino verso mete tangibili e ideali insieme e rinsaldare il legame tra i cineclub.


Una settimana senza confini dedicata al cinema ma soprattutto al confronto, al dibattito, alle idee. Una settimana in cui proiezioni di film e documentari, organizzati in sette sezioni, tra cui “CNN-Diritti Umani”, “Cineclub New Network”,“Etnografica”, “Don Chisciotte”, si sono alternate a forum tematici e tavole rotonde sulle questioni affrontate nelle produzioni. Tra storia ed attualità, dai documentari sulla Lucania degli anni ’50 di Luigi Di Gianni, alla conquista dei diritti politici per le donne nell’Afghanistan contemporaneo in “Up to the Parliament” del regista afgano Malek Shafi’i, le pellicole presentate al Festival attraversano e cercano di far emergere temi e problemi di ogni angolo di mondo, soprattutto delle realtà meno conosciute. “Questo Festival, e tutte le attività dei Cineclub del mondo, vogliono mettere al centro della loro attenzione quelle zone meno illuminate dai media ma più illuminanti per chi vuole capire, per chi vuole agire senza sottomissioni, per chi vuole davvero liberarsi e liberare”, sottolinea Paolo Minuto.


Quella promossa dai Circoli del Cinema
e dai loro delegati di tutto il mondo è un’arte eclettica, fatta di ricerca, studio, sperimentazione, ma anche di formazione, promozione e conservazione del cinema, inteso come patrimonio culturale della collettività. E’ con questa finalità, ambiziosa e al contempo concreta, che gli oltre ottanta delegati - tra registi, rappresentanti dei circoli del cinema, dei festival del cinema, delle federazioni, delle associazioni e dei consigli nazionali dei circoli del cinema e delle cineteche -  hanno firmato, all’unanimità, il Manifesto di Matera, una dichiarazione di intenti per divulgare punti di vista comuni ed obiettivi. Per dimostrare che non tutto deve essere tenuto sotto chiave, che la ricchezza della cultura sta nella conoscenza e nella divulgazione. Che per insegnare ad amare il cinema, bisogna farlo conoscere. Che il cinema non sta solo ad Hollywood.


Tra i punti esplicitati
nel documento, i membri della Federazione Internazionale dei Circoli del Cinema, pur nella tutela delle diversità nei processi locali di istituzionalizzazione delle attività di promozione e difesa del cinema, si dichiarano “favorevoli alla libera proiezione, distribuzione, documentazione e realizzazione dei film in pellicola e in digitale, considerando tutte le tecniche e i formati - cortometraggi, mediometraggi e lungometraggi - così come i generi sperimentali, di fiction e documentari” e propongono “lo scambio di beni artistici audiovisivi e la creazione e divulgazione di cataloghi, al fine di intensificare la collaborazione internazionale mediante i circuiti e le reti delle Federazioni, senza scopo di lucro”.


La lezione di de Oliveira –
Ospite d’eccellenza dell’evento, premiato con il premio “Don Chisciotte alla carriera”, il più grande regista portoghese vivente, Manoel de Oliveira, 98 anni all’anagrafe e una freschezza decisamente insolita, già Leone alla Carriera alla 61ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e Premio della giuria al Festival di Cannes, fra i maggiori interpreti dell’espressione dell’arte visiva del ‘900, a partire dalla prima pellicola, “Douro- Il corso del fiume”, realizzato nel lontano 1931. Ammirazione e commozione hanno accompagnato la premiazione del grande maestro che non ha mancato di lasciare il suo consiglio ai giovani cineasti e artisti in erba: “Non mi considero un maestro, non credo di aver imparato tutto. L’unico suggerimento è che, per avviarsi nel campo del cinema, o di qualsiasi altra arte, per arricchire la propria produzione, bisogna fare in modo che sia imbevuta della propria personalità. Ogni artista è il primo spettatore di sé stesso. Bisogna avere una direzione. Nulla deve essere affidato al caso.”
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