IN PASSATO la formula “tre giorni”, applicata a festival artistico-musicali, ha quasi sempre riscosso grande successo. Forse perché in questo modo si aveva la possibilità di vivere a stretto contatto con l’evento per un tempo relativamente lungo, e di diventarne quindi parte attiva. Pensiamo a Woodstock: “Tre giorni di pace, amore e musica”, ma anche tre giorni durante i quali un raduno in mezzo al fango e alla pioggia riuscì a trasformarsi in un’ esplosione di arte e di innovazione. Senza il singolo contributo di quelle migliaia di persone Woodstock non sarebbe mai esistito e non farebbe oggi parte del nostro immaginario. Di certo non è il caso di mettere sullo stesso piano Woodstock e un piccolo festival come Com.on. Vogliamo semplicemente evidenziare che i principi di base che reggono entrambi sono coinvolgere e comunicare.
Com.on, il primo festival curato e ideato dagli studenti di Scienze della Comunicazione della Sapienza, ha riempito le giornate di noi giovani universitari da lunedì 21 a mercoledì 23 Novembre. Slogan dell’evento “La comunicazione si accende”: comunicazione intesa, quindi, come espressione creativa degli studenti e come tramite per portare una volta per tutte la facoltà fuori dalla facoltà. Un festival nomade, itinerante, basato sulla contaminazione di diversi linguaggi, da quello cinematografico a quello pubblicitario, incontrando quello musicale e passando per quello letterario.
Per cominciare, lunedì 21 abbiamo consumato presso il “Caffè Mokarabia” in Piazza Fiume il nostro “aperitivo letterario”, accompagnato dalla lettura di blog, poesie e racconti, tutti frutto dell’estro e della creatività degli studenti di SdC.
Martedì 22, invece, camminando incerti per i corridoi della facoltà, ci siamo trovati nel bel mezzo di un’esposizione di opere grafiche, fotografie e installazioni, rimanendo sorpresi alla vista di quei colori sgargianti e di certi manichini vestiti alla moda, ironicamente inseriti nel contesto sociale. Presi dalla novità abbiamo fatto un salto al Centro Congressi dove i responsabili di importanti festival come MArteLive o Enzimi hanno dato vita ad un seminario dal titolo “L’evento come forma di comunicazione”, volto a illustrare in che modo un evento può promuovere e pubblicizzare se stesso nel migliore dei modi. Verso le 20, sempre al Centro Congressi, abbiamo seguito un altro seminario, questa volta un po’ più anomalo: i Torpedo, gruppo ska romano, si sono cimentati in una sorta di intervista-lezione-concerto dal titolo “Le mani sopra Roma”, titolo ripreso dall’energica traccia del loro ultimo album (“L’ingranaggio”). Su quella pedana imponente, armati di chitarra, basso, una batteria a metà, sax e tastiera, con quell’inconfondibile ritmo in levare, hanno fatto vibrare le pareti di una sala da anni adibita a discussioni di tesi, convegni e incontri formali.
Mercoledì 23, in aula B10, abbiamo seguito l’ultimo incontro della tre giorni, la presentazione del seminario accademico sul fumetto e l’animazione presso il festival del fumetto di Romics. Gran finale alle ore 22 presso il Circolo degli Artisti: la “notte di Com.on” si è accesa con concerti e proiezioni, in un tripudio di voci e colori che ha fatto letteralmente esplodere la comunicazione. Gruppi come i Biorn e i Diuesse si sono alternati sul palco, mentre in un’altra sala il pubblico si godeva la proiezione di cortometraggi e servizi.
E mentre noi studenti, veri protagonisti del Com.on, ci dirigevamo lentamente verso l’uscita del locale, scambiando chiacchiere a destra e a sinistra, nell’aria rimaneva qualcosa di tangibile, la sensazione che, senza il personale contributo di ognuno, quella notte la comunicazione non si sarebbe mai potuta accendere.