New York, Metropolitan Museum of Art: 120 scatti all’occulto in posa
Una mostra per giurare e una storia per ingannare
Era il 1861. Lui fu il primo. Il primo a scattarne una, il primo ad essere imputato e anche il primo ad essere assolto.
Capo d’accusa: la sua macchina fotografica aveva catturato ciò che l’occhio non vede. Davanti il uo obiettivo anche il presidente Lincoln, defunto ovviamente.
Il giudice lo assolse per mancanza di prove.
Si chiamava William Mumler, era un fotografo di
Boston, e col suo nome si iniziò a scrivere la storia di un “
occulto esibizionista”, che si fa corteggiare molto ma che, in fin dei conti, ama anche avere un album ricordo.
“The Perfect Medium: Photography and the occult” è il nome della mostra fotografica allestita al Metropolitan Museum di New York, scatti raccolti in giro per il mondo da Pierre Apraxine, collezionista famoso nel mondo del paranormale.
Ombre, luci, sagome: cosa meglio di una foto potrebbe provare incofutabilmente l’esistenza di spiriti, fantasmi, presenze?
Basta crederci, perché, si sa, “fatta la foto trovato l’inganno”, e non si sta parlando solo del tanto amato computer, che permette di realizzare una verità inventata.
Uno sfondo, un soggetto e un’obiettivo. Puntare lo sfondo. Partire con lo scatto. Lasciare il diaframma aperto per cinque secondi. Far entrare il soggetto dopo il primo secondo.
Ricetta piuttosto semplice per vedere un fantasma. (Foto sopra. scattata da Davide Ielo il 3 settembre 2005).
Provare ciò che “non è” diventa un gioco, a volte da ragazzi. C’è chi si diverte a farlo, chi ne fa una professione e chi continua a crederci.