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Attualità

Abbiamo incontrato Padre Albanese e Åsne Seierstad, due facce di un giornalismo diverso

Quando il giornalismo è una missione. Anche letteraria

di Glauco Di Mambro
21/07/2004



videoGuarda il video dell'intervista ad Asne Seierstad

videoGuarda il video dell'intervista a Padre Albanese
Dare voce a chi non ne ha: questo è il motto di Padre Giulio Albanese e dell'Agenzia di Stampa che egli stesso dirige, la MISNA (Missionary Service News Agency).
Insieme a lui a Formia per il quarto incontro di Libri sulla cresta dell'Onda c'era anche Åsne Seierstad, giovane corrispondente di guerra che ha ricevuto diversi riconoscimenti per i suoi reportage dal Kosovo, dalla Cecenia e dall'Afghanistan: due giornalisti lontani mille miglia dal prototipo di redattore inchiodato al desk che oggi senza dubbio è la figura dominante nel giornalismo, on line e non.
Nonostante l'incontro sia inquadrato in una cornice "letteraria", prendendo spunto dalla pubblicazione degli ultimi libri di Padre Albanese e Åsne Seierstad, il discorso ci mette davvero poco ad arrivare al giornalismo, alle sue funzioni, a come sta cambiando la professione.
La giornalista norvegese, a poco più di trent'anni, è forse la più giovane e apprezzata corrispondente di guerra d'Europa.
Laureata in russo, spagnolo e storia del pensiero filosofico all'Università di Oslo, parla correttamente cinque lingue ed oltre ad essere stata inviata a Baghdad per diverse testate scandinave, ha vinto il premio come miglior giornalista televisiva norvegese nel 1999, quello come miglior scrittrice del 2000 per il mensile Elle e il prestigioso Free Speech Award nel 2002 come migliore reporter di guerra.
Dopo il successo de Il libraio di Kabul, storia di un uomo che ha rischiato la vita per salvare oltre 10.000 volumi e con essi buona parte della cultura afgana, Åsne Seierstad si è ripetuta con Diario da Baghdad, confermando la sua grande capacità di raccontare la Storia attraverso le storie minime della gente comune: uomini e donne normali in situazioni limite, descritti e narrati senza pregiudizi, senza filtri ideologici, senza pretese di verità assolute.
E a chi le chiede cosa l'abbia spinta a trasferirsi per 6 mesi in una casa afgana, con tanto di bourka e tutto il resto, lei candidamente risponde, senza l'ausilio della traduttrice: "La curiosidad."
Giulio Albanese invece è nato a Roma nel 1959: missionario comboniano e giornalista, ha studiato teologia in Uganda e da vari anni è collaboratore di Avvenire, Radio Vaticana e RadioRai-
Dopo aver diretto il  New People Media Centre di Nairobi, nel dicembre 1997 ha fondato la MISNA, l'agenzia di stampa internazionale delle congregazioni missionarie cattoliche, della quale è attualmente direttore.
Da vero missionario, Padre Albanese ha un solo obiettivo: fare informazione dalla parte degli ultimi. Ed è soprattutto per questo che ha recentemente pubblicato con Einaudi  Il mondo capovolto - I missionari e l'altra informazione, un libro che offre l'occasione per riflettere su un'esperienza nata quasi per caso, ma che sta facendo davvero molto per il sud del mondo fuori da ogni circuito mediatico internazionale.
E se Asne Seiersad ha stupito per la naturalezza con la quale raccontava delle sue esperienze nei campi di guerra, Padre Albanese non è stato da meno quando ha spiegato, ad esempio, come al Ministero degli Esteri qui in Italia abbiano "deciso" chi fosse sudanese e chi no tra gli imbarcati sulla Cap Anamur.
Ma più che con i libri e con le parole, Padre Albanese porta avanti il suo impegno sul campo con la Missionary Service News Agency, che in pochi anni di attività ha ottenuto vari riconoscimenti, tra cui il premio giornalistico St. Vincent nel 2002.
Utilizzando il network dei missionari e volontari (oltre 14.000 gli italiani e 300.000 quelli di altre nazionalità) che operano in Africa, America Latina, Asia e Oceania, la MISNA ha portato alla ribalta internazionale le guerre dimenticate della Guinea Bissau, della Sierra Leone e dell'ex Zaire, oltre alle innumerevoli vessazioni di regimi totalitari come quello di Khartoum contro i cristiani sudanesi o al dramma di Safyia, la donna nigeriana condannata a morte per adulterio
Una volta tanto tra le priorità di un piano editoriale ci sono diritti umani, pace, solidarietà: mai come in questo caso, il giornalismo è una missione.
stampa

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