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di Sociologia e Comunicazione dell'Università di Roma "la Sapienza"
VITA DURA per chi usa gli mms in modo inappropriato. Le foto scattate con il cellulare possono mettere a rischio la privacy. Dunque, sono passibili di condanna penale. Lo ha stabilito una sentenza della Corte di Cassazione, che ha inflitto una condanna definitiva ad un giovane venticinquenne albanese per interferenze illecite.
La Suprema Corte ha stabilito i parametri per cui gli mms possano violare la privacy. Scrive la Quinta sezione penale nella sentenza 10444: “Il legislatore sanziona le incursioni abusive nella vita privata altrui, fissate con strumenti tecnici suscettibili di riprodurre la violazione di ambiti riservati e preclusi all’osservazione indiscreta dei terzi”.
Illecite anche le interferenze registrate nei luoghi pubblici e nei posti di lavoro. Inoltre, l’art. 615 bis del codice penale punisce le intrusioni nel domicilio altrui, realizzate mediante insidiosi mezzi tecnici (strumenti di ripresa visiva o sonora).
In sostanza,il provvedimento stabilisce che anche un mms può costituire violazione della privacy, se scattato all’insaputa o contro la volontà di chi viene ripreso.