ICANN: sigla oscura a molti. E' l'International for Assigned Names and Numbers, un efficientissimo (forse perchè privato) organismo deputato a regolare il traffico dati su Internet. E quindi a decidere in merito all'utilizzo dei domini e alla loro presenza o meno. In pratica: se all'Autorità passasse per la testa di cancellare tutti i siti italiani, identificati dal dominio .it, potrebbe farlo.
Nessuno "straniero" potrebbe opporsi, visto che l'ente risponde solo al Ministero del Commercio Usa.
Da qui, la determinazione a cambiare strada: l' Ue ha levato una protesta significativa, che prevederebbe il passaggio all'Onu delle competenze ad oggi in mano all'Icann. "Ciò che vogliamo - ha spiegato Martin Selmayr, portavoce Ue - è creare un nuovo modello di cooperazione per governare Internet. Un modello che definisca i principi pubblici con un coordinamento tra tutte le Nazioni. Perchè Internet è una risorsa globale".
La replica degli ambasciatori americani è presto detta: inconcepibile la svolta ambita dall'Ue, in quanto gli Usa detengono la primogenitura dell'organismo e si sono sobbarcati il finanziamento suo e quello della stessa Rete. Oltretutto, gli ostacoli giuridici connessi alla definizione delle eventuali competenze dell'Onu sono molte, e abbracciano sia i modi essa dovrebbe operare, sia la sua effettiva efficienza.
L'Icann funziona veramente bene, cosa succederebbe voltando strada? Per rispondere a questo ed altri interrogativi, è già previsto un vertice Onu: dal 16 al 18 novembre, si deciderà in Tunisia quanto il governo di Internet possa evolvere verso scenari più democratici di quello attuale.

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