“Narrativamente mal costruito. Parte bene con questa idea del produttore squattrinato e della regista esordiente, poi c’è una deriva verso situazioni poco convincenti, e non faccio un discorso sul contenuto ideologico. Purtroppo la polemica politica ha impedito a Moretti di controllare la qualità. Film scricchiolante”.
“(...) L'impatto del film, che Moretti ha fortissimamente voluto nelle sale prima del voto, non deve però cancellare tutto ciò che il film stesso contiene. E, ad esempio, un film sul cinema: a tratti assai buffo (...) e più spesso dolente, perché ci racconta un cinema italiano che ha perso la memoria, dove i critici straparlano. I divi sono vanesi e i vecchi maestri come Giuliano Montaldo non riescono più a lavorare. (...). Attraverso il cinema, Moretti riflette sulla deriva morale, culturale e politica di questa Italia. Il Caimano ci dice chi siamo, da dove veniamo e, purtroppo, dove andiamo. Sparando che il finale vero, il 9 aprile, sia diverso da quello del film”. |
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“Un Moretti delizioso, grottesco, autoironico. In fondo Moretti sposa la tesi del Foglio, ovvero che Berlusconi ha già vinto, qualunque sia l’esito delle elezioni. È la storia di un uomo soggiogato dalla sua immaginazione artistica, dall’eroe negativo, dal cattivo, come un grande cartoon alla Citizen Kane”.
“Non sposterà un voto, Il Caimano, 112' di puro Moretti. Divertimento conturbante assicurato. (...) questo film grintoso e ottimista smaschera l'ascesa, il trionfo politico, la tecnica e la gestione del potere, la corruzione diffusa, la caduta giudiziaria e perfino lo stile imperiale della tomba (già eretta nella sua villa) di Silvio Berlusconi. Di questo parla, ma non solo, perché il cinema morettiano è sempre sorprendente e a più strati, come una Sacher, Il Caimano, l'ultima tragi-commedia di Nanni Moretti. (...) Il Caimano è una bellissima fiaba nera, di quelle che piacciono ai bambini tra i 7 e i 9 anni, per addormentarsi sereni. Il cattivo, infatti, è magnifico. E nonostante il nome e cognome è un cattivo collettivo e flessibile. L'happy end è costruito con arte, come dovrebbero fare tutti i film aristotelicamente corretti”.
“Ci aspettavamo un film contro Berlusconi, ma troviamo un film sulla sinistra che alla fine dice che il popolo è con Berlusconi”.
Il giudizio estetico sul film potrebbe essere legato all'indirizzo politico del giornale? Ai lettori l'ardua sentenza. | | |
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