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Attualità

L'ultimo lavoro di Moretti è approdato in quattrocento sale italiane: è dibattito

Il "Caimano" morde, i media rispondono

di Laura Bernardini
29/03/2006

IL CAIMANO, film attesissimo di Nanni Moretti, è finalmente uscito nelle sale e i commenti non si sono lasciati attendere. E non poteva certo essere altrimenti, per via della sua trama e della sua forte connotazione politica, soprattutto nel clima di accesissima campagna elettorale in cui ci troviamo.

Le polemiche e gli assensi sono stati espressi in modo chiaro anche dagli stessi esponenti della carta stampata.

Natalia Aspesi de La Repubblica:
“(...) È certamente il film più maturo di Moretti, che con la collaborazione di attori mai così bravi anche nelle apparizioni brevi, prosegue nel suo cammino autobiografico con più serenità e distacco, con più ragione e sentimento. Racconta della difficoltà, dell'impossibilità di dire storie in un paese che ha introiettato l'autocensura. Racconta la fine forse irragionevole e difficile da accettare, di un buon matrimonio, e il rapporto lieve, affettuoso, profondo semplice, tra padre e figli; e alla fine racconta del paese in cui viviamo, invaso da un'anomalia che lo divide e condiziona, che condiziona tutti noi, quindi anche Nanni Moretti: ed è impossibile per un autore fare un film ignorando l'attuale contesto, anche se parla d'altro, anche se lo colloca nel Medioevo. (...) quando Moretti diventa Berlusconi, l'autore ci comunica il disagio di una premonizione. Tutto è possibile, in un paese che viene additato come luogo di possibili violenze dal dipartimento di stato americano e dove c'è chi non può accettare, rischiare, di perdere le elezioni”.



Gianluigi Rondi de Il Tempo:
“Narrativamente mal costruito. Parte bene con questa idea del produttore squattrinato e della regista esordiente, poi c’è una deriva verso situazioni poco convincenti, e non faccio un discorso sul contenuto ideologico. Purtroppo la polemica politica ha impedito a Moretti di controllare la qualità. Film scricchiolante”.



Alberto Crespi de L’Unità:
“(...) L'impatto del film, che Moretti ha fortissimamente voluto nelle sale prima del voto, non deve però cancellare tutto ciò che il film stesso contiene. E, ad esempio, un film sul cinema: a tratti assai buffo (...) e più spesso dolente, perché ci racconta un cinema italiano che ha perso la memoria, dove i critici straparlano. I divi sono vanesi e i vecchi maestri come Giuliano Montaldo non riescono più a lavorare. (...). Attraverso il cinema, Moretti riflette sulla deriva morale, culturale e politica di questa Italia. Il Caimano ci dice chi siamo, da dove veniamo e, purtroppo, dove andiamo. Sparando che il finale vero, il 9 aprile, sia diverso da quello del film”.



Giuliano Ferrara de Il Foglio:
“Un Moretti delizioso, grottesco, autoironico. In fondo Moretti sposa la tesi del Foglio, ovvero che Berlusconi ha già vinto, qualunque sia l’esito delle elezioni. È la storia di un uomo soggiogato dalla sua immaginazione artistica, dall’eroe negativo, dal cattivo, come un grande cartoon alla Citizen Kane”.



Roberto Silvestri de Il Manifesto:
“Non sposterà un voto, Il Caimano, 112' di puro Moretti. Divertimento conturbante assicurato. (...) questo film grintoso e ottimista smaschera l'ascesa, il trionfo politico, la tecnica e la gestione del potere, la corruzione diffusa, la caduta giudiziaria e perfino lo stile imperiale della tomba (già eretta nella sua villa) di Silvio Berlusconi. Di questo parla, ma non solo, perché il cinema morettiano è sempre sorprendente e a più strati, come una Sacher, Il Caimano, l'ultima tragi-commedia di Nanni Moretti. (...) Il Caimano è una bellissima fiaba nera, di quelle che piacciono ai bambini tra i 7 e i 9 anni, per addormentarsi sereni. Il cattivo, infatti, è magnifico. E nonostante il nome e cognome è un cattivo collettivo e flessibile. L'happy end è costruito con arte, come dovrebbero fare tutti i film aristotelicamente corretti”.



Marcello Sorgi de La Stampa:
“Ci aspettavamo un film contro Berlusconi, ma troviamo un film sulla sinistra che alla fine dice che il popolo è con Berlusconi”.



Il giudizio estetico sul film potrebbe essere legato all'indirizzo politico del giornale? Ai lettori l'ardua sentenza.
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