Evolverà la rete, arriveranno nuovi servizi: è la strada che sta imboccando l'ADSL italiana, in base ai piani industriali presentati quasi in contemporanea da Telecom Italia e Tiscali .
Un dato fondamentale è senza dubbio il fatto che il mercato italiano consumer Internet banda larga ha superato quello della banda stretta: 64 contro 36 per cento, per un valore totale di 1,6 miliardi di euro.
E, secondo le stime, nel 2007 il rapporto sarà 90 contro 10 per cento, quando le linee a banda larga saranno 10 milioni (stima Telecom): e cioè quasi una famiglia o un ufficio su due. L'ADSL quindi si palesa così, come un cucciolo un po’ sviluppato , ma con tanta voglia (e bisogno) di crescere ancora.
Nelle infrastrutture, per prima cosa: Telecom ha detto che nella seconda metà del 2005 adotterà ADSL 2 plus nel 40-50 per cento delle centrali ADSL, per portare la velocità (in un secondo momento) fino a 10 e 20 Mbps nominali. Telecom così colmerebbe di colpo il gap con le reti in unbundling di Tiscali, il quale è già passato ad ADSL 2 e sta per adottare lo standard 2 plus aggiornando i relativi Dslam nelle centrali di Telecom raggiunte dalla propria rete.
È una corsa di velocità, ma non è facile capire quanto sia concreta e quanto fatta di parole, di annunci che guardano troppo in là nel futuro. Basti pensare che l'upgrade da 640 a 1.280 Kbps promesso da Telecom per le linee flat è ancora in corso, sebbene avrebbe dovuto essere ultimato entro metà marzo, stando ai comunicati ufficiali.
Nondimeno, Telecom sbandiera già il passo successivo, perché c'è un messaggio chiaro da comunicare al pubblico: l'ADSL è una miniera d'oro su cui si può e si deve investire ancora molto, in futuro. Lo stesso sta facendo Tiscali: nel piano industriale 2005-2007 comunica che l'unbundling sarà potenziato, fino a coprire il 50 per cento della popolazione entro il 2007. Per quell'anno mira ad avere 650.000 utenti ADSL (pari all'8 per cento del mercato).
Questa dichiarazione di Tiscali era un tassello mancante nel quadro: Fastweb e Wind, infatti, avevano detto tra febbraio e marzo che avrebbero coperto il 45 per cento della popolazione con le proprie reti in unbundling entro il 2006 (attualmente sono al 18 e al 30 per cento circa). Tiscali, invece, che ora è al 30 per cento, non aveva esplicitato fino a pochi giorni fa l'interesse ad espandere la copertura. Se ora invece ha dichiarato che intende investire 35 milioni di euro in due anni nella rete, evidentemente vuole cercare di stare al passo con la concorrenza sostenuta dagli altri grandi operatori: anche se, stando ai piani, accumulerà un anno di ritardo nella copertura.
Nel bene o nel male, ciò significa che il futuro dell'ADSL italiana passa necessariamente dall'unbundling, da reti proprie e in parte autonome: terreno fertile e avamposto utile per fronteggiare ad armi (quasi) pari Telecom Italia, che, nonostante non abbia ancora dichiarato se saranno coperte o meno anche nuove centrali, rimane l’operatore centrale del nostro paese.
