Il regista: "Volete scaricare il mio film da Internet? Non c'è problema"
Michael Moore sempre più copyleft
LA NOTIZIA fa scalpore, ma da
Michael Moore in un certo senso ce l'aspettavamo.
Il
vincitore del festival di Cannes con
Fahrenheit 9/11 e autore del giù cult
Bowling for Columbine va controcorrente anche nella lotta alla pirateria: "Le
leggi sul copyright non mi piacciono", fa sapere, "e chi vuole scambiare il mio film online faccia pure, purché non ci guadagni sopra".
Tutto ciò mentre le
majors hollywoodiane si dannano dietro ai siti
peer to peer che proliferano come funghi, e le legislazioni di vari paesi tentano di tutto per stroncare definitivamente lo sharing in rete.
Nonostante in ballo ci siano cose grosse, come la legge sul copyright, le majors, gli Stati, e di conseguenza il dio denaro, il riflettore stavolta va puntato solo su Michael Moore: è lui che esce nettamente vincitore da una sfida lanciatagli da un gruppo di suoi avversari, ed è lui che si dimostra uno dei pochissimi (l'unico?) nel mondo del cinema a fare davvero quello che pensa, e soprattutto a pensare a quello che fa. Ma vediamo cosa è successo precisamente.
Subito dopo l'uscita di Fahrenheit 9/11, un duro atto d'accusa contro l'amministrazione Bush e la sua gestione del dopo 11 settembre, antagonisti del regista avevano provato ad incastrarlo con il più semplice dei trucchi, affermando: "Moore va dicendo che è a favore del download delle sue opere per diffonderne il messaggio: vediamo se davvero non gli interessano i soldi".
Come a dire che la domanda era praticamente retorica.
E così, sul sito
MooreWatch.com, hanno inserito un bel link per scaricare Fahrenheit 9/11, sicuri che presto una reazione (scomposta) sarebbe arrivata.
Ma, sarà perché la libera disponibilità del film nei circuiti del file-sharing non sembra averne minimamente intaccato la fortuna al botteghino, (60 milioni di dollari nei primi tredici giorni di programmazione), sarà perché la versione di Fahrenheit 9/11 disponibile sul sito è stata registrata dal vivo in sala con una telecamera a mano, ed è perciò di qualità a dir poco scadente, Michael Moore non ha battuto ciglio.
Anzi, è riuscito perfino a convincere la
Lions Gate Films, che distribuisce il documentario nelle sale e che già stava partendo lancia in resta con una bella schiera di avvocati contro MooreWatch.com, a lasciar perdere quei poveri mentecatti.
A difesa del sito c'è da dire però che, nonostante l'infima qualità del video e le tre ore e più necessarie per scaricarlo (con una connessione veloce), secondo il Sunday Herald ben 17 milioni di volte il link è stato cliccato, con punte di 150 download contemporanei.
Sarà stato un danno per Moore che ha perso 17 milioni di potenziali spettatori, o sarà stato un vantaggio in termini di enorme ritorno pubblicitario?
Chissa perché, ma pensiamo che Fahrenheit 9/11 ci metterà davvero poco ad arrivare a 100 milioni di dollari di incasso.