Come è possibile che un regista dichiari apertamente: "Scaricatevi da internet il mio film, le leggi sul copyright non mi piacciono" ?
E, anche se il regista ha tenuto a precisare che si riferiva ad un
download ad uso personale e non a fini di lucro, il tutto suona come una bestemmia alle orecchie delle majors hollywoodiane che da sempre hanno visto nelle piattaforme
peer to peer delle cattedrali del male e che hanno tentato in tutti i modi, aiutate da numerosi fidi compari, di sradicare la cattiva abitudine di scaricare dalla rete materiale protetto da
Copyright.
Il diavolo e l'acquasantaEra il 2 luglio del 2001 quando il diavolo dagli occhi verdi e le azzurre orecchie a punta fu sconfitto dall'acquasanta della legge anti-pirateria: quando Napster fu messo al bando, tutti credevano che per i satanici seguaci del peer to peer fosse finita.
E invece è proprio da lì che il satanismo iniziò la sua crescita inarrestabile: se prima erano 13 milioni le persone che praticavano riti pagani come condividere i propri files, in poco tempo si toccò quota 150.
Dalle ceneri di Napster sorsero una progenie di nuovi luoghi di culto per il file sharing: E-mule, e-Donkey, Lime Wire, Kazaa, Dc++, Lopster.
Tutti memori della lezione del diavolo, tutti pronti a seguirlo incondizionatamente (senza ripetere però gli errori commessi, primo fra tutti quello di conservare i files sui server).
La predicazione e il Custode dei Pari
Non ci volle molto ai paladini della fede e della giustizia per capire che la situazione stava precipitando. Tentarono così la strada della predicazione e della conversione, immettendo nelle piattaforme dei file falsi che sembravano essere mp3, ma erano in realtà messaggi pubblicitari antipirateria: il tutto con scarso successo.
Anzi, ciò provocò solo la reazione dei demoni infastiditi che, per ripicca, forgiarono nelle loro instancabili fucine sotterranee un mostro chiamato
Peer Guardian, che al solo nome ("
Custode dei pari") faceva rabbrividire: suo compito era quello di contenere una lista di circa
8.000 indirizzi IP dei computer delle corporation e delle associazioni di difesa del copyright, in modo da bloccare qualsivoglia intrusione nelle roccaforti sataniche.
Dopo questa mossa, le cose si mettevano davvero male per i predicatori del copyright: la situazione poteva essere capovolta solo dall'avvento di un personaggio straordinario.
L'esorcista.
E così, dopo tre anni di attesa, dal volo
Ddl 72 sbarcò tale
Urbani da Perugia, avvolto in una lunga tunica nera. Era un piovoso
22 marzo del 2004.Il misterioso personaggi iniziò subito una riforma dei costumi oramai corrotti: bollini blu sui file, imposta del 3 per cento su masterizzatori e software di masterizzazione, e sanzioni penali per i blasfemi del peer-to-peer.
L'ondata di repressione era destinata a colpire soprattutto gli appartenenti alle sette più influenti e numerose del momento, come KaZaA o WinMX: per i seguaci di queste due organizzazioni c'erano fino a 4 anni di reclusione ed una multa che poteva arrivare a 15.493 euro.
La carismatica figura di Urbani raccolse intorno ad un unico progetto il resto dei militanti ormai disperso: la confraternita chiamata Commissione e Consiglio dell'Unione Europea, ad esempio, diede il via libera alla brevettabilità del software, nonostante una corrente minore ma poco importante, chiamata Parlamento Europeo, avesse espresso parere contrario a riguardo.
E una setta integralista, nel frattempo, conosciuta come IFPI (organizzazione internazionale dei discografici) preparò una serie di denunce volte a colpire gli utenti europei del p2p.
Con l'esorcista c'era poco da scherzare: gli infedeli lo capirono subito e, fortunatamente per loro, trovarono immediatamente una figura rivoluzionaria che potesse contrastarlo.
Capo di una tribù di selvaggi che adoravano uno strano dio chiamato
Gnu (sistema operativo basato sul free software) e una dea nota come
Gpl (General Public License),
Richard Stallman prima identificò i prodotti del software libero e garantì la libertà di condividerli e modificarli, e poi elaborò il concetto di
copyleft, l'opposto del copyright così difeso dai fedeli esaltati.
Il copyleft
Con il copyleft un nuovo verbo si diffondeva: è l'autore stesso che delimita il campo della proprietà intellettuale per favorire la diffusione della sua opera.
E come se non bastasse, la durata del diritto d'autore era limitata e si favorivano le innovazioni e non la brevettazione delle idee; tra i nuovi comandamenti, inoltre, il più importante era quello che affermava il diritto di accessibilità ai contenuti digitali per tutti i cittadini.
Anche per quelli di fede diversa, che però continuavano a vedere la dottrina del copyleft come inaccettabile: società libera e "orizzontale", condivisione dei saperi, maggior democrazia.
Era davvero troppo.
Netstrike
Come se non bastasse, i pagani crescevano sempre di più, tanto da potersi permettere di uscire allo scoperto e affollare per protesta luoghi sacri come le homepage del Parlamento, della SIAE e del Ministero dei Beni Culturali.
Questa pratica, denominata netstrike, era volta a dimostrare la debolezza dei dogmi del copyright, e a affermare ancora una volta che, se si è in tanti, si può perfino rendere inutilizzabile un server come quello del Parlamento.
Esasperati, i sacerdoti tentarono di ispirarsi a teorie che venivano da terre d'oltremare, come quella
del Digital Millenium Copyright, che permetteva a chi riteneva lesa la propria libertà di difendere il copyright di conoscere l'identità dei pagani anche senza l'autorizzazione di un giudice.
Il Male trionfaE così siamo ritornati al punto di partenza: i demoni continuano imperterriti a fare proseliti e i seguaci del male sono sempre di più, segno che forse le idee blasfeme hanno centrato l'obiettivo.
Il complotto per distruggere gran parte di tutto quello che, da Napster in poi, i pagani avevano costruito è fallito e, come spesso accade, il male ha per ora riportato un'altra importante vittoria.