Wayne Gould è un magistrato neo-zelandese in pensione, che ha esercitato prima a Matamata poi si è trasferito ad Hong Kong. Appassionato di giochi e cruciverba, ha avuto il merito e l'onore di aver diffuso a livello planetario il sudoku. Così come Omero è diventato immortale con opere di non sua invenzione, così Gould non ha inventato il gioco, ma solo il software che elabora gli schemi, in numero quasi infinito e con differenti gradi di difficoltà. In Italia per premiare il vincitore dei primi campionati mondiali di sudoku, l'abbiamo incontrato a Roma alla presentazione del suo ultimo libro (La grande sfida del sudoku) edito, come i precedenti sei, dalla Fandango.
Mi sono appassionato al sudoku durante un viaggio in Giappone, nel 1997. Sono entrato in una libreria e ho comprato un libro di sudoku; dopo tre mesi ero già matto per il gioco.
In realtà no. La sognavo, la immaginavo solo nella mia fantasia, ma non ho mai creduto che potesse diventare realtà.
Servono soprattutto una mente sveglia e svelta, oltre alla capacità di pensare in modo logico. Nonostante compaiano dei numeri, non serve alcuna conoscenza matematica o aritmetica.
Beh, penso che siano soprattutto due: possono essere risolti solo con la logica e c'è sempre e solo una soluzione per ogni puzzle.
In un certo senso, sì, nel senso che se vuoi avere successo nel mondo degli affari, devi saper soprattutto pensare con la logica. Con questo non voglio dire che nella vita non debba esserci spazio per la creatività o la fantasia, ma se vuoi entrare con successo nel mondo del business serve solo molta logica.
Beh, nel 2016 vorrei aver inventato un altro software per un altro puzzle.