Cresce la produzione di spamming nel Belpaese, e i messaggi traditori si fanno più difficili da individuare
L'Italia è nel G8 dello spamming
L’ITALIA, uno dei paesi più industrializzati al mondo, alla fine è riuscita ad entrare anche nel paradiso dei
produttori di spamming; resta da vedere se possa essere ritenuto un vanto o meno. L’investitura ufficiale di grande produttore di spazzatura telematica, è arrivata da una società produttrice di soluzioni integrate per la gestione delle minacce informatiche di livello mondiale, la
Sophos, che opera in più di 100 paesi nel mondo.
La Sophos ha recentemente prodotto una classifica in cui il Belpaese risulta
all’ottava posizione nella produzione mondiale di
spamming, classifica nella quale l’Italia ha scalato ben cinque posizioni negli ultimi sei mesi, per passare dal 1,59% di produzione di spam globale alla data della penultima rivelazione, al 3% dell’ultimo studio. Questo è un dato che, soprattutto se posto in relazione all’intervallo temporale, rende l’idea dell’entità e della rapidità di crescita del fenomeno.
L’indagine della Sophos ha anche rivelato che negli ultimi mesi lo
spam ha cambiato le sue fattezze, in modo tale da riuscire ad eludere i controlli, abbandonando lentamente la forma dei messaggi di testo per dirottare sulle immagini: la quantità di e-mail contenenti grafica anziché testo è passata infatti, secondo lo studio, dal 18,2% di gennaio al 35,9% di giugno, e questo perchè, utilizzando le immagini al posto del testo, i messaggi di spam riescono ad aggirare i filtri
antispam basati sull'analisi del contenuto testuale". Per quanto riguarda i contenuti sembra siano in forte aumento le frodi finanziarie, basate sulla diffusione di messaggi che hanno l'obiettivo di gonfiare i prezzi di determinati tipi di azioni per consentire agli spammer di conseguire facili guadagni.
Il nostro paese è comunque in buona compagnia nell’olimpo degli spammer, posizionato dietro a Usa, Cina e Hong Kong, Corea del Sud, Francia, Spagna, Polonia e Brasile, e davanti a Germania, Regno Unito, Taiwan e Giappone. La classifica per continenti ci consegna invece un dominio dell’Asia, produttrice del 40,2% dello spam mondiale, seguita da Europa (27,1%), America del Nord (25,7%), America Latina (5,5%), e Australia e Africa con una produzione inferiore all’1%.
Dunque sembra proprio che il fenomeno dello spamming non conosca confini, e che ai quattro angoli della Terra ci siano produttori di spazzatura telematica pronti ad invadere le nostre caselle mail: ora che l’Italia è entrata a far parte della cerchia dei grandi produttori, non resta che tenere ancora di più gli occhi aperti quando andremo a leggere la nostra posta elettronica, e sembra però giusto ricordare che il nostro sistema giudiziario lo ha giudicato un reato.