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Attualità

si avvicina la tv digitale terrestre per i 25 Paesi UE si allontana invece per l'Italia

TV DIGITALE TERRESTRE LANDOLFI - SWITCH-OVER NEL 2008 -

di Paolo D'Alesio
24/11/2005

TV DIGITALE TERRESTE

LANDOLFI : SWITCH-OVER NEL 2008

Il MinistroMario Landolfi Ministro delle Comunicazioni delle Comunicazioni Landolfi ha annunciato al termine del consiglio UE dei Ministri della Cultura, tenuto a Bruxelles il 14 novembre, che i 25 governi dell'Unione hanno indicato una data più ravvicinata - il 2008 invece del 2010 -per il passaggio allo switch-over, ossia la trasmissione simultanea analogia e digitale per la televisione digitale terrestre. E' confermata, invece, la data del 2012 per lo switch-off, ossia lo spegnimento del segnale analogico.Si tratta di una buona notizia per il Neo Ministro che al termine della riunione ha immediatamente dichiarato - la data del 2010 poteva risultare penalizzante per quei paesi come il nostro che sono tecnologicamente più avanzati,  comunque ci adegueremo allineandoci all’Europa –.

Una decisione politica che consente, in prima battuta, di far apparire il Ministro Landolfi: diligente europeista; cultore del bon ton tra i popoli; premuroso verso quei Paesi “meno tecnologici”.

Una posizione contraddittoria con quanto fatto finora in Italia dal punto di vista legislativo, infatti, seppur criticata dagli esperti di settore e bollata come “troppo stringente”, la l.112/2004, la c.d. Gasparri, prevede: alla data del 31 dicembre 2006  uno switch-off e nessun switch-over.

Pertanto alla luce di quanto stabilito dai 25, uno switch-off mantenuto al 2012 e un conseguente allineamento dell’Italia a quella data, posticipa di sei anni la nascita della tv digitale terrestre nel nostro Paese.

Un risultato tutt’altro che positivo per un Paese come il nostro che nel settore televisivo si auto-definisce “ Paese tecnologicamente avanzato” .

Un prezzo da pagare molto alto se consideriamo che la Gasparri prevedeva, tra l’altro, un requisito indispensabile per partecipare alla sperimentazione del digitale terrestre: la realizzazione di un piano con ingenti investimenti per acquisire infrastrutture idonee alla trasmissione in tecnica digitale.

Un passaggio che obbligatoriamente deve concludersi nei 36 mesi precedenti allo switch-off per i seguenti importi: 35 milioni di euro per blocco di diffusione in ambito nazionale; 2,5 milioni di euro per blocco di diffusione per ciascuna regione oggetto di licenza in ambito locale; 1,5 milioni per una licenza limitata all’ambito provinciale.

Un impegno economico di tutto rispetto sia per le piccole aziende televisive sia per i grandi Network nazionali.

Oggi, ad un anno dalla fatidica data di switch-off, le aziende televisive dovrebbero essere in procinto di completare gli  investimenti previsti, a maggior ragione un rallentamento deciso politicamente in sede UE rappresenta un ostacolo al libero sviluppo del mercato televisivo.

Ci domandiamo: perché il Ministro è cosi soddisfatto? Forse non tutte le aziende hanno sufficientemente investito nel digitale terrestre? In parte Landolfi ammette nella stessa nota  – sappiamo che la Rai attraversa qualche difficoltà rispetto a questo obbiettivo…- .

Un secondo aspetto è rappresentato dal problema della copertura.

In merito Landolfi pochi giorni dopo l’incontro dei 25, intervenendo ad un convegno a Lecce ha rassicurato che - vi sarà una copertura totale sul territorio -.

La Rai oggi dichiara una copertura superiore al 50%, Mediaset supera il 70%, sono poche, invece, le emittenti locali che hanno iniziato le trasmissioni del segnale digitale terrestre, rari i dati di previsione sulla penetrazione effettiva e sul numero di accessi alla tv digitale terrestre resi di pubblico dominio.

Non ci sono ricerche socio-statistiche o economiche mirate a conoscere l’interesse e la motivazione specifica dei consumatori verso il nuovo mezzo.

L’unico dato a cui possiamo riferirci è rappresentato dalla quantità di decoder acquistati che sono attualmente più di un milione, per una penetrazione effettiva del 10% dei nuclei familiari.

Con percentuali del genere è velleitario uno switch-off al 2006, si ritiene che non sia verosimile che il sistema politico italiano possa chiudere le trasmissioni televisive analogiche.

Appare invece più realistica la previsione dei 25, la televisione così come è accaduto nel passaggio dal bianco e nero al colore si trasformerà anche questa volta in modo più lento.

Paolo D’Alesio

16-12-2005

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