La nuova stagione di Cosa Nostra dvd/libro con la partecipazione di Michele Santoro. Intervista all'autore Stefano Maria Bianchi
"La mafia è bianca". Il reportage in libreria fa Sciuscià
di Carmen Ruggeri
20/11/2005
TEATRO AMBRA JOVINELLI, 10 in punto. La sala al primo piano dove Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini (ex giornalisti e inviati di Sciuscià) presentano in anteprima assoluta alla stampa il loro dvd-libro “La mafia è bianca” è stracolma di cronisti. In fondo, puntualissimo, circondato dai microfoni c’è un Michele Santoro (da Strasburgo sola andata) che più giornalista non si può: annuncia il suo reintegro in Rai e il ritorno di Sciuscià.
Poi le luci si spengono. I riflettori abbandonano Santoro e il servizio pubblico per far spazio ad altro. Sullo schermo Stefano Maria Bianchi, Alberto Nerazzini e il loro film inchiesta “La mafia è bianca” (Bursenza filtro, 2005, euro 19,50) . 118 minuti di reportage, intercettazioni telefoniche e ambientali, dichiarazioni di pentiti e interviste scomode, con l’introduzione di Santoro, dove ogni riferimento a cose e persone reali è “drammaticamente non casuale”. Un dvd, un libro, una ricostruzione minuziosa, coraggiosa e dinamica delle inchieste che la procura di Palermo sta conducendo sui rapporti tra mafia e politica.
Tutto inizia il 15 gennaio 1993. Quando Giancarlo Caselli arriva alla procura che fu di Falcone e Borsellino e Totò Riina viene arrestato. Dalle tasche dei pantaloni del super-boss saltano fuori alcuni pizzini (messaggi manoscritti, vere e proprie cellule del 'ministero delle poste e telecomunicazioni' di Cosa Nostra): “Altofonte vicino cava Buttitti strada interpoderale, Aiello”, si legge. Qui, la pista da Bagheria tira dritto fino alla sede della regione siciliana. E il racconto si dipana lungo il filo dei rapporti 'ambigui' tra cosa nostra e i colletti bianchi siciliani: politici, giornalisti, imprenditori, medici…
Le immagini scorrono sul telo, i nodi si infittiscono e i protagonisti balzano in scena. Ed ecco apparire Totò Cuffaro (medico, vicesegretario dell'Udc, dal 2001 presidente della regione siciliana, sotto processo per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra), Michele Aiello (ingegnere, proprietario di Villa Santa Teresa e altre cliniche mediche a Bagheria, accusato di associazione mafiosa, presunto prestanome di Bernardo Provenzano), il super-boss Giuseppe Guttadauro (medico, capo del mandamento palermitano di Brancaccio, condannato per associazione mafiosa); Mimmo Miceli (medico, sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa); Salvatore Aragona (medico, già condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa, oggi rinviato a giudizio per lo stesso reato), Antonio Borzachelli (Deputato regionale dell'Udc. Ex maresciallo dei carabinieri, imputato per concussione); Giorgio Riolo (maresciallo dei Ros, accusato di concorso esterno); Giuseppe Ciuro (maresciallo della guardia di finanza, sotto processo per concorso esterno), Nino Giuffrè (ex braccio destro di Provenzano, collaboratore di giustizia); Angelo Siino (ex 'ministro dei lavori pubblici' di Cosa Nostra, collaboratore di giustizia); Nino Dina (capogruppo dell'Udc all'Assemblea regionale siciliana), Salvatore Cintola (assessore al bilancio del governo regionale); Saverio Romano (sottosegretario al Lavoro dell'Udc nel governo Berlusconi); Bernardo Provenzano (Capo di Cosa Nostra. Latitante da 43 anni).
Tutti sotto la lente della telecamera, gli atti della procura di Palermo e il microfono irriverente, sempre in contropiede, di Bianchi e Nerazzini. C'è la mafia che non c'è. Bianca come i colletti delle auto blu. Ci sono le super cliniche di lusso, cattedrali nel deserto, (Villa Santa Teresa di Michele Aiello), e gli ospedali pubblici che arrancano a corto di personale e strutture di primo soccorso.
C’è da protagonista involontario anche Totò Cuffaro a cui il film non è davvero piaciuto: “Libro del giorno? – ha commentato – non lo definirei così, il libro (con tutto il rispetto per i libri) di cui si parla altro non è che un’abile operazione di “copia-incolla”. ''L'unico processo al quale intendo rimanere soggetto – continua – e' quello che si celebra presso la competente autorita' giudiziaria che auspico possa al piu' presto accertare la verita' sugli addebiti che mi sono stati mossi''. ''E, certamente - prosegue Cuffaro - non accettero' i processi che intende celebrarmi l'on. Santoro che ora vorrebbe tornare a svolgere in modo piu' proficuo la sua militanza attraverso la sua 'preziosa' attivita' professionale presso il servizio pubblico. Vorrei, infatti, ricordare che non di un missionario si tratta, ma di qualcuno che, col vecchio contratto, al servizio pubblico costava piu' di un miliardo e mezzo di vecchie lire l'anno''.
Per il presidente “La mafia è bianca” offende “in modo banale le intelligenze dei siciliani.
A Stefano Maria Bianchi, autore del reportage assieme a Alberto Nerazzini, le dichiarazioni del Presidente non vanno proprio giù: “Cuffaro dovrebbe smettere di parlare a nome dei siciliani che non la pensano come lui… ne abbiamo incontrato tanti. Il presidente non ha gradito perché la proiezione ha dei passaggi comici. A Palermo il pubblico in sala rideva a crepapelle. La cosa che più li fa incazzare, me lo hanno confermato più persone, è il fatto che la gente ride.”
Stefano, all’assessore al bilancio, Salvatore Cintola (anche lui protagonista) la sua intervista è piaciuta…
Beh… noi di Cintola siamo assolutamente “innamorati”. È un personaggio che sembra uscito da un film di Rosi… durante le riprese era ossessionato che il protagonista del nostro racconto fosse lui.
Cintola, come tutti gli intervistati è stato preso in contropiede, Cuffaro però no…
No, con Cuffaro non ci siamo riusciti. Abbiamo girato per un mese intero con il suo ufficio stampa nell’attesa di un’intervista (poche domande) che non c’è mai stata. Noi siamo stati al gioco e abbiamo aspettato, ma il presidente non ha voluto… eravamo armati di una telecamera e un microfono…
“La mafia è bianca” è la prima di una serie di inchieste già in cantiere per il prossimo anno. Come nasce quest’impresa?
Beh, io e Alberto Nerazzini ci eravamo già occupati della Sicilia e di Cuffaro, prima della chiusura di Sciuscià la redazione aveva mandato in onda un servizio sulla crisi idrica… Così abbiamo pensato di realizzare la prima inchiesta giornalistica sul personaggio, Cuffaro appunto, che più di tutti incarna le contraddizioni che abbiamo sempre denunciato. Ci “piaceva” questo personaggio capace di calamitare consenso dal basso, dispensare centinaia di baci e abbracci a tutti i suoi interlocutori. Ci “piaceva” questa sua antropologia politica, soprattutto perché questa si calava al centro delle vicende giudiziarie che l’hanno visto indagato per concorso esterno prima e favoreggiamento aggravato, poi. Insomma Cuffaro rappresentava il giusto mix giornalistico capace di dare forza ad un’inchiesta “vecchio stampo” dove si intrecciano vicende giudiziarie, connivenze e responsabilità politiche.
L’inchiesta in prima assoluta è sugli scaffali delle librerie per la “bur senza filtro”, ma non va in onda… Di “mafia e politica” non si può parlare in tv?
No, non si può. La chiusura di Sciuscià lo dimostra. Alle proiezioni pubbliche, come quella al Metropolitan dell’altro giorno, ti rendi conto che questa è ancora una ferita aperta, che la gente non muore in corsia per l’inefficienza del personale, ma perché dietro c’è un sistema di collusioni e di potere che regola tutto. Che la sanità regionale è trattata alla stessa stregua di una partita di droga. Ne discutono i boss mafiosi (lo si ascolta dalle intercettazioni ambientali nell’appartamnento di Guttadauro) sullo stesso tavolo in cui si contrattano i traffici degli stupefacenti.
La mafia è bianca, la Sicilia di che colore è?
È rossa. Rossa di passione. Diversi colleghi mi hanno chiesto cos’è l’antimafia. Beh, io ho risposto che i suoi protagonisti sono i medici e il personale sanitario che ogni giorno in condizioni disperate, ma che continuano a fare con passione il loro lavoro.
E il centro-sinistra siciliano?
A questa domanda risponderò molto chiaramente per evitare le strumentalizzazioni. Nel dvd che accompagna il libro abbiamo inserito l’intervento di Francesco Forgiane (Prc) all’Ars durante la mozione di sfiducia a Cuffaro, non per appartenenza politica, ma perché gli altri interventi non avevano né rilievo, né senso narrativo.
Il presidente Cuffaro?
È un personaggio “straordinario”, da “enfatizzare”. È un simbolo. Incarna in sé una comicità innata…
Il reportage attinge da intercettazioni telefoniche e ambientali, dichiarazioni di pentiti e interviste. Raccorda documenti agli atti. Niente di nuovo insomma. Perché allora credi che abbia suscitato tanto clamore?
Perché “la mafia è bianca” non si limita a pubblicare gli atti. Li incastra in un racconto. Ha la forza della ricostruzione giornalistica e la potenza dell’audio: ascoltare direttamente Guttadauro che parla di nomine sanitarie ed elezioni politiche ha un impatto completamente diverso. Colpisce il pubblico e elimina ogni ombra di ambiguità sui fatti. È un lavoro alla Sciuscià, non ci sono manipolazioni, non posso essercene: sono intercettazioni registrate.
Santoro sostiene che il Presidente (“solo per aver chiesto voti a Angelo Siino”) doveva dimettersi. Basta disarcionare Cuffaro far voltare pagina alla Sicilia?
Purtroppo il sistema d’interessi, l’intreccio di potere-economia e malaffare è ben radicato nell’isola (e non solo). Sciogliere questo nodo è difficilissimo per chiunque.