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di Sociologia e Comunicazione dell'Università di Roma "la Sapienza"
DODICI milioni di dollari. È quanto stanziato dal Pentagono per un’operazione che potrebbe rivoluzionare gli scenari militari e non solo: si tratta di Trauma Pod, un robot che dovrebbe intervenire per prestare soccorso ai militari feriti sul campo di battaglia. A sostenere il progetto dei robot chirurghi è la Defense Advanced Research Project Agency (Darpa), la stessa agenzia del Pentagono che porta avanti tutti i progetti più delicati riguardanti la difesa statunitense. Si occupano del progetto anche accademici di università importanti oltreché ricercatori privati coordinati dall'Oak Ridge National Laboratory e da SRI International.
I TRAUMA POD dovrebbero essere in grado di intervenire sul campo di battaglia, in condizione di pericolo, per assistere e prestare le prime cure (comprese le operazioni più complesse) ai militari feriti fino a stabilizzarne le condizioni, per poi trasportarli in posti più consoni alle medicazioni. Naturalmente questo progetto ha come principale obiettivo quello di sostituire gli umani nel soccorso sotto le bombe o sotto il fuoco nemico.
QUESTI ROBOT dovrebbero funzionare, secondo gli ideatori, con tecnologia wireless a banda larga: i chirurghi potrebbero quindi comandare i Trauma Pod a distanza usandoli come appendice del proprio corpo: per far si che tutto ciò vada in porto bisogna però dotare i robot di una connessione stabile e “solida”, in modo da fornire sempre ai suoi “piloti” un’immagine chiara e nitida del campo d’azione. In ogni caso i Trauma Pod, che dovranno essere anche rapidi e resistenti per poter agire soprattutto sotto il fuoco nemico, non saranno operativi prima di almeno dieci anni.
NEGLI ANNI '80 tra l'altro un progetto simile non andò in porto per mancanze negli interventi sul campo: ma, in ogni caso, Vinci Surgical System (il nome del vecchio prototipo) è usato tutt’oggi in circa 300 ospedali per operare anche patologie quali il tumore alla prostata o la sostituzione di valvole cardiache.
L’AUGURIO è che questo progetto vada in porto in modo da coadiuvare l’uomo nella cura di certe gravi patologie, come nel caso del suo predecessore: perchè per quanto riguarda il suo uso militare, l'unico augurio che ci possa fare è che ci non ci siano più guerre.