A Pietrasanta, in Toscana, il "Museo delle pure forme" con riproduzioni tridimensionali
E io ti clono Michelangelo
SIETE stanchi dei soliti vecchi musei? Bene allora questo è l’evento che fa per voi. A
Pietrasanta, piccola cittadina toscana, viene ospitato
un museo virtuale a tre dimensioni. Cosa vuol dire? Semplice che
le opere vengono riprodotte, fedelmente, diciamo pure
clonate, in 3D su uno schermo.
Il
progetto è stato
denominato “Museo delle pure forme” e viene
sviluppato dal
laboratorio di realtà virtuale e di robotica (
Percro, Perceptual Robotics) della
Scuola Superiore di Studi Universitari Sant’Anna di Pisa.
Un’idea innovativa che sicuramente può fare da traino per la riscoperta dei musei e per la diffusione della cultura. Infatti non siamo i soli al mondo che offrono questa sperimentazione, strutture simili sono state aperte anche a Pisa, a Santiago de Compostela , a Londra e a Stoccolma.
Questo a testimonianza dei buoni risultati ottenuti dall’iniziativa che cercherà di coinvolgere tutti i paesi del mondo affinché si possa creare una sorta di unico museo in rete nel quale la gente potrà vedere ma anche toccare le opere esposte senza il rischio di romperle o danneggiarle. Naturalmente non si avrà la stessa sensazione di vedere un’opera dal vivo ma tramite i computer si sta lavorando anche su questo punto; poi chi è realmente appassionato o rimane soddisfatto da questa visita virtuale può sempre organizzare una gita per vedere il museo dal vivo.
Ma come funzionano i musei virtuali? Le statue, come tutte le opere, vengono clonate e digitalizzate al computer e grazie a delle speciali tecniche grafiche possono uscire dallo schermo e rendersi disponibili ai visitatori. Dovranno entrare nel nostro vocabolario termini come interfacce, esoscheletri, occhiali polarizzanti; le prime due consentono all’utente di toccare i reperti esposti percependoli come reali, gli occhiali servono a vedere le immagini in tre dimensioni.
Le immagini 3D vengono proiettate su grossi schermi e i visitatori grazie all’uso appunto di esoscheletri e occhiali riescono a vederli e a percepire le sensazioni tattili.
Il progetto si trova in fase avanzata e presto potrebbe diventare una realtà molto più diffusa di come non lo sia ora e i vantaggi possono essere molteplici come spiega il direttore del
Percro Massimo Bergamasco: “La percezione tattile ci permette di interagire direttamente con l’opera esposta e si possono cogliere molti aspetti fissati dall’artista che prima non era possibile cogliere. Con questa tecnica siamo in grado di vedere e di interagire con opere che sono dall’altra parte del mondo anche se, naturalmente, non tutte le opere possono essere toccate e non tutti i capolavori sono a disposizione”.
Il museo del futuro passa dunque su queste coordinate e siamo orgogliosi che parte di questa sperimentazione avvenga anche nel nostro paese.