I blog e la televisione stanno facendo amicizia. Facciamo il punto
C'è "Nessuno" in Rete? Prova sul satellite
LE FORMICHE di internet prendono la strada del satellite. Ma i loro feromoni ipertestuali rischiano di evaporare nell’etere. Nessuno.tv, content provider multimediale votato al copyleft manda su HotBird e Sky i bloggers de "Il Cannocchiale" (e non solo). I pubblici cui mira sono quelli tra i 25 ed i 40 anni, colti ed impegnati. Offre pensiero laterale, potenziali smartmobs e levitas disincantata. Una nicchia, insomma.
Negli Usa, invece, Current.tv – progetto analogo, sebbene via cavo – porta la firma di Al Gore, già profeta politico della autostrade digitali. Dirette, uno studio virtuale e videopost da votare: ma il network dei produttori di contenuti è “chiuso” ad una categoria, a differenza di quello italiano. A “fare la tv” negli Stati Uniti sono gli stessi spettatori, non una comunità fluida, potenzialmente “estranea” al mezzo perché orientata al web come quella che rimpolpa il palinsesto della BlogTv.
Ma
dopo lo sbarco in televisione, i blog italiani potrebbero se non proprio mutare natura, quanto meno sviluppare una nuova specie. Non soltanto perché il tubo catodico risucchia come miele i frutti dell’alveare della blogosfera per alimentarsene, quanto anche per la prevedibile
trasformazione del world wide web – inteso come “rete di contenuti” – con l’aggiunta di un nuovo nodo ad internet, quale
“rete fisica”. Sarà però
dura linkare,
trackbackare o commentare
qualcosa inserito in un flusso
audio/video o che appartiene al liquido
continuum dell’emissione televisiva. L’iniziativa, infatti, appare diversa dai
vpost (per i quali nascono software ad hoc come
Vlog It! ), inclusi quelli della comunità de Il Cannocchiale da cui prende sostanza, e da idee – tanto per dire – di film a più mani “montati” in rete (
http://www.theweblogproject.com/ ).
I videopost tradizionali viaggiano secondo le traiettorie dell’interazione al computer, quelli che cerca di realizzare la BlogTv di "Nessuno" invece ne costituiscono la protesi “quasi-interattiva”. Insomma, restano difficili da scorgere, in tv, le tracce lasciate dai blogger lungo i percorsi ipertestuali per suggerirle ai propri simili come marcatori ed opzioni di un sentiero di decodifica e lettura.
Si attenuano, nella versione catodica, quei segni che connotano il particolare “testo” del weblog e che sono alla base del parallelismo tra blogosfera e formicaio, oppure – se si preferisce la metafora “colta” – tra questa e la hive mind, la mente alveare.
La funzione di filtro della Blog generation, insomma, si attenua. Si colgono soprattutto i prodotti della fotosintesi compiuta da questo rizoma. Si transita dal rank all’audience.
Ma l’esperimento non va affatto svalutato. Anzi. Potenzialmente è in grado se non di ibridare, quanto meno di trasformare – in consapevole convergenza digitale – anche il “fare televisione”. La (con)fusione tra blog e tv sarà poi (forse) possibile quando essa riguarderà i rispettivi supporti di rete, con l’avvento definitivo (se mai ci sarà) della televisione digitale quale rich media.
E si potrà consumare il ritorno al pieno narrowcasting.
Il mutamento, per ora, sembra dunque poter investire gli autori ed i formati. Lo schermo può infatti apparire strumento più affascinante del monitor quale specchio di una pulsione latente nel mondo dei blog: il narcisismo. E non solo per via del controverso fenomeno dei
cyberfighetti (
Gianluca Nicoletti sulla Stampa ). O di quei (tanti) blogger pronti a cedere alle lusinghe dei mass media tradizionali.
Quanto per il sottile piacere di autocontemplazione del proprio post in rete.
Un’estasi ipnotica di fronte allo scritto come opera pura, quasi di
religiosa adorazione, così da praticare – nei casi estremi – la cancellazione programmatica dei commenti nel termine di 12/36 ore. La pagina, cibernetico ritratto di Dorian Gray, deve restare “pulita”.
Gli inserti filmati nascono nel web e vengono proiettati sulle piattaforme satellitari da un aggregatore di contenuti, Nessuno.tv, che – in teoria – ha il potere di selezionare e clusterizzare i video, generandone una scaletta televisiva. E’ un potere di traduzione e non di traslazione, in grado di rilanciare i contenuti metabolizzati dalla blogosfera con tutte le loro grandi potenzialità di pensiero laterale ed innovazione.
Ma i singoli apporti, per la loro genesi disancorata da un progetto autoriale, costituiscono in nuce essi stessi delle trasmissioni minimali, di per sé concluse. Hanno sigla, talora un mini format, quasi tendono al genere. Due minuti e mezzo, derivati tanto dalla tv che dal web, dove si spazia dall’elaborazione al pc da nastri dv alla fissità allucinata di una webcam, ad iperbolici montaggi digitali. Si apre così una dialettica tra autori dalle prospettive ricche ed imperscrutabili, in potenza in condizione di recepire opere realizzate con webcam, minidv o videofonini da un’infinità di providers.
Per onestà intellettuale bisogna considerare che l’esperimento è all’inizio. Azzardare un approdo delle amenità neotelevisive ad una sorta di reality blog che sfrutti il lato intimista e più diaristico della Rete è davvero prematuro. Ma l’esperimento di "Nessuno" sembra produrre comunque una piccola frattura nella blogosfera.
Il blog è testo grafico, anche quando inserisce elementi iconici. Il design discende da templates precostituite e lo “scrivere” riveste un ruolo principe, in quanto la stesura e la pubblicazione dei post sono altamente friendly e l’usabilità delle piattaforme è un loro atout. Lo spazio poi non è vincolato da quel limite fisico dei mega di video che – se impiegati oltremisura – renderebbero non scaricabile il filmato nella versione web.
Coloro che poi hanno iniziato a “videopostare” con maggior assiduità, dando la liberatoria per esser rilanciati su "Nessuno", non coincidono sempre con le “tastiere” de Il Cannocchiale, quelle che la piattaforma pubblica in un mensile a stampa tipografica. E non è probabilmente un caso. In video si spazia dall’elaborazione al pc dei nastri dv alla webcam. Vale a dire da montaggi più o meno serrati, talora accompagnati da parole, se non a monologhi dove la loquacità dei blogger si affianca ad una novità talora sconosciuta ai più. La loro faccia.