Norme di accesso a radio e tv pubblici in campagna elettorale. I nuovi provvedimenti dell’Autorità per le Comunicazioni
Politica in tv. Ha i minuti contati
Video non video. Questo è il dilemma. A due mesi dalle elezioni è polemica sulla
par condicio. Berlusconi la trova “una legge liberticida”, Casini si dissocia dall’affermazione, l’Unione ne attende con ansia l’applicazione.
Ciampi, in una lettera a Gentiloni, presidente della
Commissione di Vigilanza Rai, scrive della necessità di rispettare pluralismo e correttezza, richiama tutte le parti politiche a rispettare la
par condicio e lo spirito delle regole che disciplinano il servizio pubblico. Ma in mezzo a tanto rumore, la sua, rischia di restare “una voce nel deserto”.
Una lettera dell’Authority ricorda alle radio nazionali il divieto di trasmettere spot a pagamento dei partiti (
legge 313/2003). Pena la concessione di un uguale spazio radiofonico al partito antagonista e una multa da 10 a 258 mila euro (
legge Maccanico 1997, art.1 comma 1).
Un regolamento della commissione di vigilanza della Rai disciplinerà la condotta della tv a camere sciolte. L’Authority domani spiegherà a emittenti pubblica e private le regole per garantire le pari opportunità in un atto di indirizzo (norme pari opportunità 2000).
La notizia delle nuove norme che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni potrebbe presentare giovedì anima la discussione. I “faccia a faccia” dovrebbero diventare
conferenze-dibattiti, con un mediatore d’eccezione:
Claudio Petruccioli, presidente Rai. Per essere certi dell’imparzialità, i giornalisti presenti ai dibattiti verranno scelti a sorteggio. Vietato ai politici di supportare la discussione con
“effetti tangibili”: niente grafici, tabelle, diagrammi o appunti. Il dibattito dovrà essere diviso in tre sezioni di uguale durata: politica interna, politica estera, questioni sociali e ambientali.
Attenzione! Questa è un’opinione
La campagna elettorale si prospetta, come da copione, una caccia ai programmi nascosti, molto bene, dietro ai faccioni. Il problema sorto intorno alla par condicio è anacronistico, perché, come scrive Valentini su “La Repubblica”, “l’obiettività, la completezza, la lealtà e l’imparzialità dell’informazione costituiscono un principio fondamentale del sistema radiotelevisivo”. Sempre. E invece il problema sorge solo in campagna elettorale.
L’animale politico italiano è una specie che di norma rifugge i media e i formati cosiddetti “popolari”. Solo tribune politiche, programmi di informazione, tg. Eppure, da un mese a questa parte hanno sconfinato nell’intrattenimento del prime time e domenicale. Qualsiasi trasmissione, da “Domenica In” a “La prova del cuoco”, rischia di diventare contenitore di comizi elettorali.
Duelli, uno contro tutti, accuse. Rai. Di tutto, di più. I media di massa diventano ancora un megafono personale. Forse la storia del reporter “cane da guardia” è ormai una favola per bambini, ma il giornalismo dovrebbe essere un servizio. L’ansia da buco vince sull’etica, e si finisce davvero come i cani, non a fare la guardia, ma a contendersi lo stesso osso. Le trasmissioni e i giornalisti più disparati si candidano a “mediare” duelli elettorali. Ansia da share o captatio benevolentiae?
Lo scambio di ruoli tra comici e giornalisti è diventata ormai una barzelletta che fa il giro del mondo, peggio di quelle sui carabinieri. La stampa straniera ridacchia dei colleghi italiani e del potere che “accondiscendono”.
A dimostrazione di questa tesi, ecco le prime pagine di quattro giornali italiani: “Politica e tv, tutte le follie della sinistra”; “Casini, basta scontri con Ciampi”; “Ora anche Casini attacca Berlusconi”; “Tv, Casini contro il premier”. Provate a indovinare da quali giornali provengono. E poi rispondete: pluralismo è una sola verità imparziale, o più parziali verità?