POLITICI e tecnologie. Smanettoni o imbranati, indefessi amanti della carta e della penna o ipertecnologici. L’avvento di massa delle nuove tecnologie ha spaccato il mondo a metà: chi le ama e chi le odia. Anche i politici, come tutti noi, si sono dovuti confrontare con l’avvento di cellulari, computer, lettori mp3, palmari, cd, scanner, blog, stampanti al laser, dvd e Internet.
E tra di loro, come fra i nostri conoscenti, c’è chi un pc se lo bacerebbe e chi lo butterebbe volentieri dalla finestra. La frustrazione davanti ai reiterati, quanto inutili, tentativi per farsi comprendere dalle nuove diavolerie elettroniche spinge la nostra classe politica a dotarsi di uno stuolo di preparatissimi assistenti che si occupano di mediare tra loro e i misteriosi aggeggi luminosi che si portano nel taschino. Non bisogna però fare di tutta un’erba un fascio: se c’è chi fa fatica a capire come si accende un cellulare, c’è anche chi è in grado di costruire e gestire autonomamente un sito Internet.
In barba ad ogni legge della politica, le alleanze tra detrattori e maniaci delle nuove tendenze elettroniche sono assolutamente trasversali, e non è raro vedere parlamentari di partiti opposti unirsi per prendere in giro chi fa sfoggio del suo ultimo accessorio o chi non sa che cos’è una e-mail.
Eccetto il ministro dell’innovazione Stanca che, anche per questioni di carica, è informato un po’ su tutte le novità, i veri “smanettoni” sono davvero pochi.
Grillini, dei Ds, regge le fila di questo “partito” di minoranza. Dall’altra parte, tra coloro che hanno fatto dell’inchiostro una specie protetta, siede Biondi, Forza Italia. Ma cosa ha spinto questi due uomini politici su rive tecnologiche opposte? Glielo abbiamo chiesto.