CONTRO tutti coloro che sostengono che siamo in un’epoca in cui la comunicazione è diventata totalmente autoreferenziale; contro un’immagine di giornalista cinico ed arrivista; controcorrente: così alcuni giornalisti fanno di un mestiere una missione. Non è affatto facile approfondire, scavare, andare a fondo quando tutti si fermano alla superficie. Non lo è nemmeno partire, recarsi nei luoghi in cui ci sono storie da raccontare e parlare con la gente, aprirsi alle persone, anche quando si deve dialogare con culture diverse. A volte non è nemmeno facile esprimere chiaramente le proprie idee politiche. Non lo è mai denunciare i soprusi e svelare realtà scomode.
Eppure è proprio questo che il giornalismo dovrebbe fare. Non essere semplicemente un megafono per chi la voce ce l’ha già, e grossa, ma essere anche una voce di chi è costretto nel silenzio.
A Ilaria Alpi, giornalista di Rai 3 uccisa a Mogadiscio undici anni fa, è dedicato il Premio che seleziona chi si è distinto nell’ambito di servizi d’approfondimento e d’inchiesta, chi ha messo il proprio lavoro al sevizio della verità. La cerimonia di premiazione si terrà il 4 giugno 2005 al Palazzo del Turismo di Riccione, con la conduzione di Giovanni Floris. A partire dal 2 giugno alle 18 lo stesso Palazzo ospiterà una mostra organizzata dal Premio Ilaria Alpi su 14 giornalisti che nello svolgere con passione e onestà il loro mestiere hanno perso la vita: “Il giornalismo che non muore - viaggio nell'inchiesta attraverso la storia di 14 inviati.”
Chi erano questi 14 giornalisti cui è dedicata la mostra? Ilaria Alpi giornalista, uccisa undici anni fa con il suo operatore Miran Hrovatin, mentre era impegnata a denunciare ciò che allora avveniva in Somalia. Enzo Baldoni, giornalista freelance, collaboratore di Linus, Specchio e il Venerdì, ucciso in Iraq il 26 agosto 2004 dai suoi rapitori. Maria Grazia Catuli, giornalista de “Il Corriere della sera”, uccisa in un agguato mentre era in viaggio verso Kabul nel 2001. Mario Francese, ucciso dalla mafia nel 1977, dopo aver denunciato pubblicamente Totò Riina attraverso i suoi articoli. Guido Puletti ucciso da miliziani irregolari bosniaci nel 1993. Giancarlo Siani, cronista ucciso dalla camorra nel 1985 per aver prestato troppa attenzione alla criminalità organizzata di Torre Annunziata. Walter Tobagi giornalista politicamente impegnato, ucciso negli anni di piombo dalle BR. Giuseppe “Pippo” Fava, giornalista e scrittore, a cui costò la vita, nel 1984 l’impegno contro la mafia. Carlo Casalegno il quale, nel 1977, mentre era vicedirettore de La Stampa, cadde vittima del terrorismo. Beppe Alfano, corrispondente per la “Sicilia” di Catania, ucciso nel 1993 dalla mafia per aver fatto troppo rumore. Antonio Russo, giornalista ucciso in Cecenia nel 2000, quando attraverso Radio Radicale parlava di uranio e si impegnava per i diritti umani. Mauro De Mauro, cronista siciliano, rapito e ucciso nel 1970 mentre era impegnato ad indagare sull’omicidio del presidente dell’ENI Mattei. Giovanni Amendola, giornalista e oppositore demo-liberale al fascismo, morto in Francia nel 1926 per i postumi delle percosse subite da parte degli squadristi. Piero Gobetti, scrittore e intellettuale liberale, anch’egli vittima del fascismo. 14 persone diverse che in epoche diverse hanno avuto il coraggio di non barattare l’onestà e la verità con la tranquillità. 14 esempi di una faccia un po’ nascosta del giornalismo.
Tecniche, teorie, talento e cultura non fanno il buon giornalismo: per dare senso a ciò che si fa, bisogna interrogarsi sulla dimensione etica del proprio lavoro. Ed è una lezione per tutti.
