A VOLTE ritornano o forse sarebbe meglio dire: non sono mai andati via. Con il progresso tecnologico e i nuovi strumenti della comunicazione,
oggi le raccomandazioni viaggiano via telefonino o tramite agevoli e rapide e-mail. Qualcuno rimpiangerà i colloqui segreti e le bustarelle sotto banco, vecchio retaggio della prima repubblica. Ora i politici si sono aggiornati e inviano le loro richieste tramite posta elettronica, e forse tra poco con un mms, con la foto del segnalato. E’ quanto
si apprende da un’inchiesta dell’Espresso, n° 36 del 15/09/2005, “
Posto prioritario”.
IL SETTIMANALE ha pubblicato ampi stralci di un documento riservato, “
Casi in evidenza delicata”, che conteneva una montagna di segnalazioni, di nomi di favoreggiatori e favoreggiati; un vero e proprio database , gestito grazie al supporto della Direzione centrale delle risorse umane
delle Poste Italiane. Proprio le Poste che, in questi giorni, pubblicizzano il proprio banco posta con uno spot in salsa romana sono protagoniste di questa brutta storia. Un ricco e corposo file, “una mappa del privilegio di cui si è spesso favoleggiato che trova- ricorda l’autore
Riccardo Bocca- conferma in
messaggi di posta elettronica, bozze di lettere, indirizzi e minuziosi riepiloghi”.
PER GESTIRE una mole simile di segnalazioni, l’Espresso ne ha vagliato circa
3 mila casi, c’era bisogno del supporto informatico e alle poste hanno pensato bene di aprire
un fascicolo elettronico per raccogliere le richieste e tutte le informazioni necessarie per non scontentare proprio nessuno. Ma i computer lasciano una indelebile traccia e qualche confidente, senza troppi ripensamenti, avrà inviato il database alla rivista per la pubblicazione.
Insomma la corruttela nostrana si è aggiornata, informatizzata con tanto di archivio dei casi già risolti e delle richieste da esaudire. Una pletora di signorotti , da sottosegretari a ministri, da segretari di partito a magistrati della Corte dei Conti, fino a d arrivare ai sindacalisti segnalavano, con mezzo lettera, i propri fidi conoscenti. Sorprende in tutta la vicenda la metodica e costante pratica, un vero e proprio meccanismo rodato; chissà cosa penserà Mario Chiesa, il più importante tangentaro d’Italia che provò, in quel famoso 17 febbraio, a scaricare, nel water del suo ufficio, i sette milioni appena intascati per una tangente, all’arrivo degli agenti. In tutta questa vicenda aleggia una preoccupante strafottenza italica, un malcostume diffuso, troppo diffuso.
LA STORIA del fascicolo segreto scoperto negli archivi delle Poste, richiama un problema che la classe politica italiana non ha mai voluto affrontare: la corruzione. Dei mille volti della corruzione si parla, ormai, in convegni di nostalgici del legalismo perché in fondo quella vasta e capillare rete di clientele, favoritismi, cortesie in Italia rappresenta un male , quasi inestirpabile . Negli anni bui di Tangentopoli, le storie di accordi e taciuti compromessi sono rimbalzate sulle cronache dei giornali con un'attenzione vertiginosa, mentre oggi c’è una disattenzione generale su questi temi che rischia di impedire la reale comprensione della portata del fenomeno. Un fenomeno che non intacca unicamente la sfera morale e la credibilità internazionale del paese ma che incide anche sui nostri malandati conti pubblici.
NEL PERIODO delle inchieste di Mani Pulite, il centro “Luigi Einaudi” realizzò uno studio sugli effetti economici della corruzione che avrebbe, dal 1980 al 1992, gravato sul debito pubblico del nostro paese per oltre 110 mila miliardi di vecchie lire. L’inchiesta pubblicata sull’Espresso, rimanda a quel sistema economico surrettizio e truffaldino che permea lo spirito italico. Nel dibattito, talvolta tendenzioso e strumentale, sulle inchieste di Mani Pulite si dimentica spesso un passaggio che appare centrale per districarsi tra manette, ballatoi, intercettazioni ed arresti. Il tramonto di quella stagione coincise con l’inchiesta sulla Guardia di Finanza, quando non erano più i grandi gruppi economici a finire sotto inchiesta ma, come ricorda in una intervista Francesco Saverio Borrelli, “il cittadino medio, che vive spesso di piccoli espedienti, amicizie, raccomandazioni, “mancette” per poter campare e rimediare all’inefficienza della pubblica amministrazione”.
OGGI COME IERI, piccoli e grandi politici, dipendenti e gente comune, storie di una Italia malata di corruzione e illegalità. Il livello sembra si sia abbassato ulteriormente con nuove pratiche, memorie di una vecchio ma consolidato malcostume.
Lo squallido intreccio tra malaffare, politica, rampanti portaborse mostra il volto peggiore di un paese che ha abbassato la guardia e rischia il tracollo , non solo economico ma anche morale.
Modernizzare la classe dirigente è sicuramente una strada ma forse qualcuno ha frainteso, e impettito si trastulla pensando di poter raccomandare con un semplice click.