Rsf e FreedomHouse stilano la classifica sulla libertà di stampa: l'Italia sull'orlo della malattia
Italia, casa della libertà? Diamo i numeri
COMUNQUE VADA, non sarà un successo.
Rimbalzata tra una classifica e l’altra, l’Italia rimane lo Stato mediamente libero o qualcosa in meno.
Quarantadue o settantasette: i due numeri estratti dalla tombola della libertà di stampa sembrano distanti, ma alla fine trenta passi non fanno poi troppa differenza.
42 ITALIA: questa è una riga della
classifica appena stilata da
Reporter senza frontiere.
167 paesi, stretti tra la liberissima Danimarca e il silenzio della Corea del Nord. Il termometro sale e scende.
L’Asia ha la febbre, con Birmania (163), China (159), Vietnam (158), Laos (155), Turkmenistán (165), Uzbekistán (155), Afganistán (125), Kazajstán (119), Irán (164), Irak (157), Arabia Saudita (154) e Siria (145) in coda alla classifica.
Molto meglio per i paesi dell’Africa e dell’America latina: Benín (25), Namibia (25), El Salvador (28), Cabo Verde (29), Isla Mauricio (34), Mali (37), Costa Rica (41) o Bolivia (45).
NOTA NERA per gli insegnanti di democrazia: gli StatiUniti stanno peggio di noi. Piombati al quarantaquattresimo posto, scontano le pene del caso Miller.
E l’Italia? Sta lì, tra i buoni, tra gli innoqui. Meno brava di Bosnia, Estonia o Namibia.
Italy – Partly Free: questa è, invece, l’etichetta attribuita da
Freedom House. Per l’associazione siamo incastonati tra la Bolivia e la Mongolia. Mediani anche in questo caso, compresi in quel 26% di stati piuttosto liberi.
SECONDO IL RAPPORTO, il 39% della superficie è free, contro un 35% not free. Peccato che in questo 35% rientri ben il 45% della popolazione mondiale. Numeri, tanti numeri, numeri che parlano.
E tra una censura e un Rockpolitik simil - boccata d’aria, l’Italia non si smuove, affezionata alla sua mediocrità.