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Attualità

Quinto rapporto pubblicato da Reporters sans frontières su 168 paesi

La stampa libera parla finlandese

di Sarah Scimò
25/10/2006

PUBBLICATO da Reporters sans frontières (Rsf) il quinto rapporto mondiale 2006 sulla libertà di stampa.
Le valutazioni generali non sono positive: la libertà di stampa si è ridotta in tutto il mondo.
Anche nelle democrazie occidentali. Nella ricerca sono state prese in considerazione 168 nazioni, quelle cioè per le quali è stato possibile reperire dati.


In testa alla classifica ci sono Finlandia, Irlanda ed Islanda:
''In questi Paesi - si legge nel rapporto - non è stato registrato alcun caso di censura né di minaccia o intimidazione ai danni dei giornalisti''. La Danimarca perde invece il primo posto, dopo la vicenda della caricature di Maometto scoppiata nell'autunno scorso. In questo Paese, ''per la prima volta, alcuni giornalisti sono stati messi sotto protezione della polizia perché minacciati per il loro lavoro''. La Francia scende di cinque posizioni, classificandosi al 35° posto: secondo Rsf la causa è da ricercare nella ''moltiplicazione delle persecuzioni nei media e del numero di giornalisti indagati''.


L’italia, guadagnando due posti rispetto all’anno precedente, si classifica al quarantesimo posto. Il piccolo passo in avanti, precisa l’organizzazione è dovuto alla fine dell’era Berlusconi ed al fatto che durante la campagna elettorale il suo abuso degli spazi televisivi sia stato più volte criticato.

Peggiorano gli Stati Uniti d’America, che scivolano dal 44° al 53° posto, ritrovandosi in compagnia di Paesi come il Botswana, la Croazia o le Isole Tonga. Nel primo rapporto stilato da Rsf nel 2002, gli Stati Uniti si classificarono al diciassettesimo posto. ''L'atmosfera tra la stampa e l'amministrazione di Bush si è nettamente deteriorata dopo che quest'ultima, facendo appello alla sicurezza nazionale, sospetta tutti i giornalisti che mettono in discussione la sua 'guerra anti-terrorista'' scrive Reporter senza frontiere.
L’organizzazione critica lo zelo dei tribunali federali, che rifiutano di riconoscere ai media il diritto di mantenere riservate le proprie fonti, anche nel caso di inchieste giornalistiche che non hanno nulla a che fare con il terrorismo.

Nella classifica appena pubblicata i paesi della penisola araba hanno migliorato parecchio le proprie posizioni. Su tutti spicca il Kuwait, che precede al 73esimo posto gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar, rispettivamente in 77esima e 80esima posizione.
La Russia, nell'anno dell'assassinio della reporter Anna Politkovskaya  è scesa al 147° posto, perdendo 9 posizioni rispetto al rapporto precedente. Secondo Rsf Mosca, ''che soffre di una mancanza basilare di democrazia, continua lentamente ma progressivamente a smantellare i media liberi, con i gruppi industriali vicini al presidente Vladimir Putin che rastrellano quasi tutte le testate indipendenti''.
Maglia nera spetta alla Corea del Nord, nell’ultimo anno nei paesi in cui la libertà di stampa era più minacciata non è cambiato nulla. In Corea del Nord, Eritrea, Turkmenistan, Cuba, Birmania (Myanmar) e Cina, i giornalisti continuano a rischiare di morire o di essere imprigionati.
stampa

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