Arriva in Italia "7Up", il padre dei reality show
1963...Quando la tv sposò la realtà
UN REALITY…lungo quasi una vita, anzi, quattordici vite.
Sarebbe il caso di dire “il” reality, padre della tv realtà, primo vero occhio incollato al buco della serratura.
“Datemi un bambino di sette anni e vi mostrerò l’uomo”, disse il cofondatore dei gesuiti Francisco Xavier.
C’è chi prese questa frase davvero sul serio: lui era un regista e correva il 1963.
Paul Almond, in collaborazione con l’allora 22enne
Michael Apted, ebbe l’idea e la realizzò. Scelse quattordici bambini, tutti di sette anni, tutti classe 1956, e iniziò a intervistarli. Ogni sette anni.
Nacque così
“7Up”, il reality appena approdato anche in Italia.
Erano i tempi in cui un programma aveva ancora uno scopo.
Almond e Apted erano forse affeti da voyerismo, sì, ma voyerismo con senso.
Realizzare un vero e proprio documentario sulla vita di persone appartenenti a classi sociali differenti, per dimostrare come l’uomo sia il prodotto di ciò che lo circonda, per dimostrare come i destini delle persone siano inevitabilmente compromessi dal ceto sociale che è culla alla nascita e casa nella vita.
C’era un bambino che sognava di cavalcare e poi diventò tassista; una bambina che non credeva nel matrimonio e poi ebbe una grande famiglia; un uomo che ebbe ebbe la forza di ricostruirsi la vita e un altro che abbandonò tutto per il Bangladesh.
Storie diverse, strane, di gioie e delusioni. Storie di gente raccontate ogni sette anni.
7Up, 14Up, 21Up, 28Up, 35Up, 42Up, fino a 49Up: in tutto sono sette gli incontri che andranno in onda su Sky, per raccontare il primo vero reality…quando ancora la telecamera nascosta non aveva divorziato dalla verità per mettersi con la fiction!