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di Sociologia e Comunicazione dell'Università di Roma "la Sapienza"
Il Dipartimento di Stato americano propone la tecnologia Rfid per i documenti di espatrio
Passaporti a stelle, strisce e codici a barre
di Silvia Napoleoni
23/11/2005
ENTRO L’OTTOBRE 2006 i passaporti statunitensi saranno dotati di un chip d’identificazione a radiofrequenza (Rfid) e ai varchi di sicurezza degli aeroporti potranno così “parlare”, comunicando l’identità del possessore.
Queste le nuove regole dell’amministrazione Bush.
La tecnologia Rfid sui documenti potrà contenere fino a 64 kilobyte di dati in grado di inviare informazioni personali: nome, nazionalità, sesso, data, luogo di nascita e fototessera digitale del titolare. Solo in seguito sarà prevista l’integrazione con informazioni biometriche come le impronte digitali o la scansione dell’iride.
La sperimentazione inizierà dal dicembre 2005. Nel progetto pilota sarà coinvolto il personale delle agenzie governative, ai quali sarà rinnovato il documento, sia ufficiale sia diplomatico, secondo i nuovi standard. Il piano di lavoro nascerà, inoltre, dalla collaborazione con la Civil Aviation delle nazioni unite.
Il sistema migliorerà senza dubbio la sicurezza ma porrà altre questioni in materia di privacy, soprattutto perché i dati delle etichette a radiofrequenza possono essere intercettati anche a cinque metri di distanza.
Negli Stati Uniti ad esempio c’è già chi si oppone ai nuovi passaporti come Bill Scannell, sostenitore della campagna per la privacy e fondatore di RFIDkills.com.
Anche Germania e Regno Unito hanno annunciato di voler utilizzare questa tecnologia., ma di recente sono arrivati dall’UE segnali di attesa che indicano una maggiore volontà di riflessione su questo fronte rispetto agli Usa.