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di Sociologia e Comunicazione dell'Università di Roma "la Sapienza"
I CELLULARI scoprono una seconda vita. In Africa, America Latina e altri paesi in via di sviluppo. Come? In due modi. Il primo segna un business di nuovo tipo: le aziende specializzate nel riciclo e nella rivendita di cellulari usati. Trovano mercato in Paesi emergenti. Il secondo è a misura ecologica, per favorire lo smaltimento di cellulari e batterie buttati ogni anno.
I datidegli analisti americani Abi Research dicono che i giapponesi tendono a sostituire il proprio cellulare, in media, dopo nove mesi di utilizzo. Seguono gli europei, che aspettano, di norma, 15 mesi. Più pazienti gli statunitensi, propensi a cambiare dopo 18 mesi. Stima confermata dai produttori dei terminali: in media gli italiani si stancano del proprio cellulare dopo un anno e mezzo.
Importante anche il sostegno degli esperti ambientali del WWF, dell'Istituto per l'Ambiente finlandese, del Ministero dell'Ambiente inglese e dell'Organizzazione europea dei Consumatori.Il gruppo, nell’arco di due anni, promuoverà programmi di riciclo. Produttori e operatori intensificheranno la raccolta di cellulari usati.
L’impegno sociale non è il solo obiettivo: si sta creando un business vero e proprio. Il caso più eclatante, in Europa, è dell'azienda Fonebak: raccoglie cellulari usati in diversi Paesi europei, li manda in Romania, dove tecnici tentano di ripararli.
I cellulari riparati vengono poi venduti in Paesi in via di sviluppo di Africa, Asia, America Latina. Fonebak di solito li vende a metà prezzo o anche a meno, con una garanzia di sei mesi. È un business che ha futuro, man mano che anche nell'Europa dell'Est cresce la tendenza di buttare un cellulare dopo pochi mesi d'utilizzo. In caso contrario, il prodotto viene smembrato e le parti riciclate.