L’ALTA CORTE DI GIUSTIZIA di Londra ha dichiar
ato che non vi è stato plagio da parte di Dan Brown. Lo scrittore americano era stato citato in giudizio da Michael Baigent e Richard Leigh, accusato di aver copiato il saggio scientifico “The Holy Blood and the Holy Grail” come base per le teorie de "Il Codice Da Vinci".
Il plagio, secondo l’accusa, sarebbe andato ben oltre le teorie scientifiche, lo stesso nome di uno dei protagonisti del romanzo, Leigh Teabing, sembra infatti nascere dai cognomi degli autori del saggio (il cognome di Leigh e l’anagramma di Baigent).
Ma gli enigmi non si sono conclusi con la sentenza. Infatti il giudice, Peter Smith, si è divertito ad inserire 37 lettere in corsivo all’interno del testo, non come errore, ma come proprio “codice”. La presenza del messaggio nascosto è stata notata dall’avvocato Dan Tench, che ha impiegato ben una settimana per venirne a capo. Alla fine, individuando le lettere incriminate e decrittandole grazie alla serie di Fibonacci, ne è uscito fuori il nome di un ammiraglio inglese, burla del giudice appassionato di marina militare.
La tempestività della sentenza non implicherà ritardi sull’uscita del film
tratto dal romanzo, che verrà proiettato alla 59° edizione del festival di Cannes per poi uscire nelle sale di tutto il mondo il 19 Maggio. Ma le polemiche intorno all’opera di Brown non accennano minimamente a placarsi.
L’Opus Dei, fortemente tirata in causa nel film e nel romanzo, ha chiesto che all’inizio della proiezione venga posto un annuncio che presenti il film come opera di fantasia. A questo si aggiungono le dichiarazioni del Predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa: “Cristo viene venduto non più ai capi del sinedrio per trenta denari, ma a editori e librai per miliardi di denari… Questa ondata speculativa registrerà un’impennata con l’uscita imminente di un certo film”.
Le case di produzione sembrano tuttavia non accusare minimamente il colpo, andando avanti con una macchina di marketing senza precedenti. Per la presentazione dei primi 40 minuti del film alla stampa la Sony ha infatti affittato la sala della Gioconda al Louvre, piazzando accanto al celebre quadro le poltroncine di Ron Howard e Tom Hanks.
