La Fnsi ha rotto le trattative con gli editori: ecco i motivi della protesta
I giornalisti italiani scioperano per la terza volta in pochi mesi
di Stefano Iannucci
13/12/2005

Si è da poco concluso il
terzo stop consecutivo dell’informazione nazionale, in seguito allo sciopero proclamato dalla
Federazione nazionale stampa italiana, il sindacato unitario dei giornalisti.
Dopo la rottura delle trattative con la
Fieg per il rinnovo del contratto di lavoro, i giornalisti italiani hanno scioperato tre volte in pochi mesi (settembre, novembre, dicembre) per rivendicare i loro diritti.
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Ai lettori dei quotidiani, al pubblico televisivo, ai cittadini, quello che resta di questi due giorni di sciopero, sono le poche e semplici parole pronunciate dagli speaker dei telegiornali “ridotti”.
Il giornalista di turno, dopo essersi scusato per lo sciopero in corso, spiegava come la mobilitazione “non fosse per rivendicare privilegi o questioni economiche, bensì per tutelare il diritto all’informazione ed evitare il precariato nelle redazioni”.
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Giustificazioni condivisibili, fin quando non si legge la piattaforma contrattuale proposta dalla Federazione degli editori e non si approfondiscono le controproposte della Fnsi..

In concreto, la rottura delle trattative tra editori e giornalisti si è arenata davanti alla proposta della Fnsi di “sterilizzare” per i prossimi due anni la legge Biagi, nonché la legge sui contratti a tempo determinato. Il sindacato, inoltre, chiedeva di mantenere per i giornalisti dei privilegi che nessun altro settore ha conservato in questi tempi di razionalizzazione, flessibilità, lotta agli sprechi.
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La risposta della Fieg non poteva che essere negativa. Gli editori si sono rifiutati di abrogare con intese contrattuali leggi dello Stato, nonché hanno voluto attuare processi di liberalizzazione di uno dei settori più corporativi del Paese.
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Ma perchè hanno scioperato i giornalisti?
Davvero per difendere il diritto dei cittadini ad essere informati?
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In poche righe, queste le proposte a cui si oppone la Federazione nazionale della stampa italiana:
armonizzare la disciplina contrattuale con le recenti leggi sul lavoro a tempo determinato, che prevedono il tempo determinato a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, senza essere concordato con il sindacato.
armonizzare la disciplina contrattuale con le recenti leggi approvate negli ultimi anni, che prevedono una diversa regolamentazione del lavoro supplementare o straordinario.
applicare la nuova tipologia di lavoro istituita dalla legge Biagi, tenendo presenti le peculiari caratteristiche del contratto giornalistico e le esigenze organizzative e produttive delle aziende.
armonizzare la disciplina contrattuale alle disposizioni previste dall'art. 10 del decreto legislativo 8 aprile 2003 n. 66. In pratica, le ferie vanno fatte e non si possono monetizzare.
Vicedirettori: riconoscimento della qualifica dirigenziale.
Elevare a sei mesi il periodo di prova.
Settimana corta: in caso di parziale attività lavorativa settimanale chiarire che non sussiste il diritto al godimento del giorno di riposo per la settimana corta.
Giorni festivi e riposo settimanale: abolire l'ultimo comma dell'articolo 19 del contratto. Ne consegue che nei giorni festivi ti pagano solo le ore effettivamente lavorate e l'orario viene esteso a 7 ore e un quarto.
Trasferimenti: prevedere che la disciplina dei trasferimenti non si applichi nel caso in cui il comune di nuova destinazione disti meno di 50 Km da quello della sede centrale.
Ferie: precisare che in caso di mancata intesa sui programmi di smaltimento delle ferie arretrate le aziende e le direzioni potranno comunque rendere operativo il programma con il rispetto delle modalità previste dal contratto.
Tutela sindacale: specificare che il nulla osta dell'associazione regionale di stampa non debba essere richiesto in caso di licenziamento per giusta causa ovvero per il raggiungimento dei limiti di età.
Posizione parametrale: rendere permanente per i nuovi assunti la posizione parametrale prevista per i redattori di prima nomina e per i praticanti con meno di 12 mesi di servizio.
Sembra che si vogliano difendere dei privilegi. Sembra che si voglia impedire l’ingresso dei giovani nelle redazioni. Sembra che il sindacato dei giornalisti, ancora una volta, abbia difeso la lobby e non gli interessi del paese.
Sebbene l’opinione prevalente dei mass media, ritiene giusta la mobilitazione indetta dal sindacato guidato da Serventi Longhi, diversi quotidiani e qualche redazione televisiva, hanno deciso di non aderire alla protesta. E’ mancato, inoltre, un dibattito aperto sui motivi dello sciopero e le richieste della Fnsi, per spiegare all’opinione pubblica quello che stava succedendo. Un’occasione persa per dimostrare che si difendeva l’autonomia dei giornalisti e il diritto dei cittadini ad essere informati.