Lo scontro tra Mediaset e Sky si fa duro. Dopo che il Biscione è sceso in campo pesantemente nel mercato dei diritti calcistici, accaparrandosi le partite di Milan, Inter e Juve per i prossimi tre anni,
la contesa si sposta ora sul prezzo dei ricevitori.
In casa Mediaset, infatti, il digitale terrestre è considerata una vera e propria rivoluzione, e la strada che porta al compimento di questo passaggio epocale, il fatidico e tanto atteso switch-off, passa necessariamente per la diffusione del set top box digitale. Una strada ancora piena di incognite: nonostante il contributo statale, i decoder venduti non arrivano neanche al mezzo milione, e le stime parlano di una diffusione prevista per la fine del 2004 pari al milione, e due milioni entro il 2005. Difficile pensare che per il 31 dicembre 2006, data stabilita dalla legge Gasparri per lo switch-off, 20 milioni di famiglie, quelle che attualmente posseggono la tv analogica, siano passate al digitale.
C’è diffidenza da parte degli italiani sull’argomento: oltre ad una scarsa conoscenza ed informazione in materia, a scoraggiare l’acquisto del set top box sono una copertura limitata del segnale (circa il 50% del territorio, dato concentrato perlopiù nelle 15 maggiori città italiane) e gli eventuali costi. Si, perché è vero che la tv digitale è gratis, ma tutte le funzioni interattive che permette (cioè una delle sue caratteristiche principali) sono legate all'uso di una linea telefonica: si paga la connessione. Così come saranno a pagamento molti contenuti, a cominciare proprio dalle partite di calcio.
Per rispondere all’offensiva scatenata dal digitale terrestre, Sky ha imboccato la strada della riduzione dei prezzi: installazione gratuita della parabola e sconti per l’acquisto del decoder e per l’attivazione della smart card. E forse vedremo anche una richiesta, da parte della società di Murdoch, di estensione del contributo statale anche per i propri ricevitori. La legge Gasparri non fa infatti distinzione tra cavo, satellite e digitale terrestre.