Dopo il caso Fazio, limitazioni alla pubblicazione delle conversazioni telefoniche. Per i giornalisti niente carcere, ma forti multe
Ma quanto costano queste intercettazioni
NIENTE carcere per i giornalisti che pubblicano stralci d’intercettazioni telefoniche.
NEL consiglio dei Ministri del 9 settembre 2005, il governo ha dovuto fare marcia indietro sul provvedimento per evitare problemi all'interno della stessa maggioranza.
DOPO gli scandali di quest’estate, dove alcuni giornali nazionali avevano reso pubbliche le chiacchierate della famiglia Fazio e dei "concertisti" Fiorani, Gnutti e Ricucci, l’esecutivo aveva subito proposto una legge per limitare la libertà di stampa in difesa della privacy.
“CONTRO le gogne medianiche” tuonava il guardasigilli Roberto Castelli e aggiungeva: “ la libertà di stampa non equivale a libertà di massacro e calunnia”.
IL PRESIDENTE del consiglio, Silvio Berlusconi dalla sua vacanza in Sardegna aveva subito sviluppato una prima bozza e dichiarava che la situazione era intollerabile e che avrebbe disposto una legge che prevedeva fino a cinque anni di carcere per i giornalisti impiccioni.
LA PROPOSTA è stata bocciata dopo dibattiti interni alla Casa delle libertà. Si è giunti alla soluzione di cancellare la pena carceraria per aumentare quella pecuniaria. Il giornalista che pubblica l’articolo potrà arrivare a pagare fino a 5 mila euro.
PER accelerare l’iter costituzionale si era propensi a farne un decreto legge, scavalcando gli intoppi dei due rami del Parlamento. Dal Quirinale, Ciampi ne aveva giudicato la sua impraticabilità, dato che la materia non ne richiedeva l’urgenza tale da procedere con il decreto.
SE ne farà un disegno di legge in modo da essere discusso da tutti i partiti politici.
Era stato imposto all’Ordine dei Giornalisti di sospendere dall’esercizio della professione tutti gli iscritti che avrebbero violato il segreto.
IN maniera un po’ troppo affrettata l’esecutivo si era dimenticato che l’Ordine è un organo autonomo e nessuno, se non il suo consiglio, può obbligarlo a stabilire sanzioni.
L’ articolo 268 del Codice penale che regolamenta le intercettazioni è stato completamente riscritto.
Nell’ attuale bozza, composta da 14 articoli, i Pubblici Ufficiali che rivelano il contenuto delle intercettazioni, rischiano da uno a quattro anni di carcere. Sarà punita qualsiasi “gola profonda” all’interno della magistratura.
È stato creato il Responsabile del servizio d’intercettazione, con il compito di tenere il registro riservato sia delle intercettazioni sia dei verbali.