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MediaZone è un progetto della Facoltà di Scienze della Comunicazione e del Dipartimento
di Sociologia e Comunicazione dell'Università di Roma "la Sapienza"
L’INFORMATICA AFFIDABILE sembra essere una chimera. Sebbene i big dell’informatica (Amd, Hp, Ibm, Infineon, Intel, Microsoft e Sun) stiano lavorando ad un cambiamento epocale di questo settore, la sicurezza riguarderebbe solo i produttori.
Il progetto si chiama Trusted Computing e comprende una serie di direttive per la produzione di computer meno vulnerabili, in grado di bloccare contenuti e programmi ritenuti insicuri. Fin qui l’idea sembrerebbe utile e rivoluzionaria. Ma la sicurezza in questione, non è quella degli utenti.
I computer TC includono un dispositivo per gestire firme digitali criptate che consentono l’uso solo di software e contenuti autorizzati. Ogni funzione potrebbe richiedere specifici permessi per essere eseguita. Il risultato è quello di imporre delle restrizioni più o meno rigide all’uso del proprio pc. La pirateria sarà così scoraggiata, ma anche il software libero avrebbe le ore contate.
La reazione degli internauti non si è fatta attendere. Alcuni gruppi di opposizione come “No1984” hanno esposto sul web le proprie ragioni. “Riteniamo ammirevole la volontà di rimuovere gli aspetti peggiori (worm, spam, trojan, virus) di una rete a livello globale” sostengono nei loro manifesti “tuttavia dissentiamo dall’attuale proposta del Trusted Computing perché riteniamo che ciò potrebbe ledere gli interessi dell’utente finale”.
Il rischio di questo nuovo strumento è che potrebbero esserci forti ripercussioni in tema di privacy. Si verificherebbe il più ampio sistema di controllo mai esistito. Proprio quel “Grande fratello” preconizzato da Orwell.