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Attualità

Una ricerca canadese e americana dimostra che i videogames aiutano le capacità visive

Più giochi, meglio vedi!

di Stefano Corradi
16/07/2005

 I BAMBINI, e non solo, da oggi hanno un motivo in più per passare il tempo davanti ai videogiochi: questi, infatti, aiuterebbero la vista. La capacità di ricercare le informazioni dall’ambiente circostante, e l’analisi dello stesso, aumenterebbero quindi giocando a Grand Theft Auto 3, a Max Payne o al mitico Super Mario.  E a dirlo non sono i produttori di videogiochi o i rivenditori di consolle, ma gli psicologi della Washington University di Saint Louis e quelli della University of Toronto, al termine della loro ricerca su "The effects of action video game experience on the time course of inhibition of return and the efficiency of visual search" .


L’ESPERIMENTO è stato condotto su 2 gruppi di studenti dell’Università: il primo composto da assidui videogiocatori denominato VGP ( Video Game Player), mentre il secondo, denominato nVGP, era un gruppo di controllo, formato da ragazzi senza la passione per i videogame. I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista Acta Psychologica, hanno rivelato che giocare al computer velocizza il processo visuale.

I PARTECIPANTI al test erano quaranta, venti per gruppo, di età compresa tra i 18 e i 34 anni, con una età media di 20,9 ed il criterio della suddivisione in gruppi era di giocare per almeno un’ora al giorno per un massimo di 4 ore alla settimana. La durata media degli studenti davanti allo schermo era di però ben superiore: 5.9 ore al giorno, per un totale di 13 ore a settimana.

LA RICERCA era articolata in due fasi: durante la prima fase, il cui obiettivo era sviluppare le capacità visive con un intenso uso di consolle e tastiera, gli psicologi registravano le reazioni dei partecipanti grazie a uno schermo posto a 44cm di distanza dagli occhi e capace di visualizzare gli impulsi. Risultato? Su un piccolo schermo pieno di elementi di disturbo, la vista risulta essere sollecitata, poichè costretta a ricercare materiali, oggetti e persone (chi ha giocato a GTA può averne idea) nel minor tempo possibile, cercando nello stesso momento di non farsi beccare dalla Polizia.

QUESTO PROCESSO quindi permette agli appassionati di videogame, una volta tornati nella vita reale, di applicare con maggior velocità quella che viene chiamata “inibizione del ritorno”: nel processo di localizzazione di un oggetto, infatti, l'occhio parte da un determinato punto, per non tornarvi più se non dopo aver effettuato ricerche in altri posti. E tutto questo a una velocità maggiore rispetto a chi non ha mai perso tempo con i videogiochi.   
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