Alla ricerca di segreti e storie del living web: Splinder dà la parola ai protagonisti della blogsfera
Un blog ti cambia la vita?
E’ UNA SORTA DI META-BLOG e si chiama
Vita da blogger. Né un manuale, né un’antologia, ma un semplice
collage di
frammenti di frammenti, che raccoglie nei suoi post i contributi di quanti negli ultimi anni hanno deciso di tuffarsi – chi col paracadute, chi col naso tappato, chi con gli occhi chiusi, e chi in totale incoscienza - nell’(ormai inflazionato?)
universo-blog. E raccontare, a pochi anni di distanza dagli esordi, la loro vita insieme al loro blog.
Al bando sterili discussioni su effetti magici o diabolici dei blog, che sembrano già da archiviare come soluzioni anacronistiche. Per spiegare cosa sono, a che servono, e se possono cambiare davvero la vita delle persone, non ci sono dissertazioni d’alta scienza: basta affidare l’esaltante compito agli stessi
protagonisti. E’ questa l’idea che ha spinto la redazione di
Splinder, la più grande piattaforma italiana di gestione di blog, a chiedere di raccontare storie, esperienze ed emozioni legate a quella
straordinaria prima volta.
Sono tanti i contributi pervenuti finora dagli
aficionados che, a volte con nostalgia e non senza (auto)
ironia, hanno rievocato il loro debutto nella blogosfera, rendendo evidente che gestire e leggere blog non è una bacchetta magica che cambia la vita, ma si rivela quasi sempre un inaspettato
moltiplicatore di opportunità. In campo personale, sociale, finanche
professionale.
Un caso noto nella blogosfera è quello di
Personalità confusa che con il suo blog ha davvero dato una
svolta alla sua vita trovando lavoro. Ma è certo un caso raro. Per lo più niente di radicale, quanto piuttosto “
tanti piccoli input al cambiamento”
Un esperimento o una casualità, il desiderio di provare o la curiosità di capire, alla base del decollo della maggior parte dei protagonisti: dall’eroico giornalista al liceale anticonformista, dal manager sotto mentite spoglie, alla segretaria pronta a schizzare sulla tastiera alla prima distrazione del capo; dal professore di larghe vedute allo studente precursore; fino alla giovane casalinga internauta per caso e all’anziano signore che “la cultura tradizionale è tutta un’altra cosa, ma io non voglio sentirmi vecchio…”
Accantonate le distorsioni e i pregiudizi di webinvasati o scettici irremovibili, a rispondere alla domanda fatidica –se il blog cambia o meno la vita- ci sono solo i blogger. Ed anche quando sono firme più o meno note (tra i post già pubblicati compaiono anche quello dello scrittore
Enrico Brizzi, del giornalista
Claudio Sabelli Fioretti, di
Massimo Mantellini), in questo spazio sono tutti “solo” blogger. Con racconti spesso
caricaturali o
disincantati. “
Prima di aprire un blog (maggio 2003) ero una donnetta nevrotica, depressa, bulimica, che andava in terapia da una strizzacervelli una volta alla settimana[…] e gli unici appuntamenti che ottenevo da un uomo erano con il mio dentista ottuagenario. Ora, a distanza di quasi tre anni, posso dire che... tutto è rimasto ESATTAMENTE COME PRIMA!”
Ma in linea di massima i racconti sono pieni di belle esperienze di vita, romantici ricordi, grintose avventure. Una per tutte, la storia dell’informatico
Andrea Beggi che racconta di come i blog abbiano davvero
stravolto la sua esistenza: “
All’inizio scrivevo per me, non per gli altri, ed erano brevi appunti tecnici[…] Successivamente ci ho preso gusto e, come accade a molti, leggendo i blog mi è venuta voglia di "fare sul serio"[…]Da quel momento è cambiato il mio modo di accedere alle informazioni, di comunicare, di organizzarmi. All'alba dei quarant'anni ho imparato a conoscermi meglio: scrivere di sé aiuta a capirsi, fa riflettere, e costringe ad una introspezione più profonda. Ma la cosa più bella è stato conoscere altre persone interessate, come me, al mondo dei blog[…] ” Con uno
slancio d’entusiasmo che sembra di buon auspicio per tutti, l’informatico conclude così il suo intervento: “
In definitiva: contrariamente a quanto si potrebbe pensare avere un blog non mi ha allontanato dal mondo "reale", ma è stata un'occasione di arricchimento e di incontro con una quantità di persone che non avrei avuto modo di conoscere altrimenti. Un'esperienza che consiglio a tutti.” E se proprio la magia tanto vagheggiata non si realizza, almeno si può sperare di risparmiare sullo psicanalista…