IL giornalista studia da “soldato”. Nella mutazione genetica dell’inviato di guerra, passato dal racconto delle gesta dei “nostri” all’imparzialità della CNN della prima Guerra del Golfo, fino agli embedded della seconda, si inserisce un nuovo elemento. I cronisti italiani potranno trascorrere due settimane in caserma – vitto ed alloggio inclusi – per apprendere quali siano i rischi del mestiere, e come evitarli. Una serie di competenze con le stellette che si spera possano tornare loro utili nelle situazioni più difficili e, magari, evitare grattacapi ulteriori alle truppe impegnate nelle operazioni.
D'altro canto, la “guerra” attuale è fatta sia di gestione strategica, sia della percezione di questa da parte degli osservatori presenti sul terreno. Soggetti che costituiscono essi stessi elementi del loro racconto dai teatri di crisi e, nel contempo, sono fattori di influenza sugli altri attori del conflitto o dell’operazione di pace. Il fenomeno dei “newshounds”, talora freelance dotati di microcamere sparsi sul terreno, pronti a cogliere eventi e situazioni, non può essere sottovalutato nel cambiamento del mestiere. Né si può ignorare che anche media tradizionali, come ad esempio il Corriere della Sera, abbiano ormai cronisti “al fronte” pronti a “vagare” e girare immagini o registrare audio da rilanciare via web.
IL corso, che inizierà il 17 ottobre, è stato organizzato dallo Stato Maggiore della Difesa, su indicazione del Ministero e d’intesa con la Fnsi. I primi sette giorni di lezione si terranno presso il Comando Operativo Interforze. Nel programma figurano: la struttura delle Forze Armate, le norme e le modalità delle missioni militari all’estero. La seconda settimana sarà quella delle esercitazioni e delle visite “guidate”. In lista reparti dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica e dei Carabinieri. Sarà anche l’occasione per familiarizzare con la figura dei “portavoce” dell’Esercito presenti nelle zone di intervento militare.
L'addestramento delle penne prevede dei requisiti perché esse siano dichiarate “abili” (ma sempre “non arruolate”). Non dovranno avere più di cinquant’anni, essere in buone condizioni fisiche ed essere in possesso del tesserino da giornalista. Le iscrizioni al corso sono raccolte dalla Fnsi. Al termine del ciclo di lezioni verrà rilasciato un attestato.
