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Attualità

Spazi pubblicitari prenotati con 18 mesi d’anticipo sui maggiori portali, prezzi alle stelle e la carta segreta del colosso Google

"PortAli", e lo spot sul web vola

di Laura Piccolo
17/11/2005

La pubblicità sfonda lo schermo

CHI é SCETTICO, o anche solo riluttante, deve arrendersi all’evidenza. C’era da immaginarselo, ora si è profeticamente verificato: il “web adverstising”, la pubblicità su internet, ha iniziato a correre veloce attraverso i cavi della sempre più diffusa banda larga, si è infiltrata nelle trame più interne della rete e non si tratta più solo di esperimenti fantasiosi per web-entusiasti. I più acuti hanno intuito che era solo questione di tempo; hanno previsto uno scenario limpido, al di là dell’appannamento iniziale. E ci hanno visto bene.

Dopo anni di instabilità, nel 2005 si è assistito ad una vera inversione di rotta sul versante della pubblicità online che, da sparuti tentativi di affermazione, è arrivata ad erodere temibilmente anche le fasce di mercato dei più tradizionali veicoli cartacei e radio-televisivi. Per avere un’idea della svolta, basti pensare che i principali portali internet hanno registrato nell’ultimo anno il tutto esaurito nella vendita di spazi pubblicitari disponibili: per ottenere un’inserzione in home-page, occorre una prenotazione che può arrivare fino a 18 mesi di anticipo!

I principali portali web, tra cui Yahoo, Msn e Aol, infatti, sono costretti a vendere già gli spazi per il prossimo anno. E naturalmente, insieme con la crescita delle richieste, lievitano anche i prezzi di vendita, arrivando in alcuni casi a toccare un milione di dollari per uno spazio di 24 ore sulla home di Msn: un prezzo venti volte più alto rispetto alle tariffe di soli quattro anni fa.

Anche blog gettonati e siti di ogni sorta sono diventati prede appetitose per i cacciatori di spazi pubblicitari sul web. Ma il colosso per eccellenza, anche in questo campo, resta sempre Google. In origine furono le mini-inserzioni -12 parole collegate ad argomenti ricercate dagli utenti- introdotte dai due fondatori, Larry Page e Sergey Brin, per alimentare il più grosso motore della rete.

Oggi Google si è trasformato in un veicolo pubblicitario dall’imponenza fino a pochi anni fa inimagginabile. Con un fatturato di circa 6,1 miliardi di dollari (5,15 miliardi di euro), quasi doppio rispetto ad un anno fa, e che le stime di Anthony Noto, analista della Goldman Sachs, prevedono possa toccare la vetta dei 9,5 miliardi di dollari (circa 8 miliardi di euro) entro il 2006, il motore di ricerca potrebbe il prossimo anno collocarsi al quarto posto per vendite pubblicitarie fra le aziende americane del settore dei media, dopo la Viacom, la News Corporation e la Walt Disney Company, surclassando colossi come Nbc Universal e Time Warner.

Il segreto per la rivoluzionaria esplosione della pubblicità su Google si basa su un semplice assunto: i messaggi risultano molto più efficaci se a vederli sono solo le persone interessate all’oggetto, sulla base delle ricerche immesse nel motore o su quello che si legge nel web. Chi compra spazi su Google paga solo quando gli utenti cliccano sul sito: è così in grado di valutare concretamente l’efficacia del proprio investimento, arrivando a pagare anche prezzi elevati, se ha la garanzia di vendere i propri prodotti. “Pubblicità più mirate creano maggiori profitti per gli investitori – sottolinea Noto- e questo consente loro di spendere meno e dà a Google margini maggiori”.

Il sofisticato sistema di intelligenza artificiale creato da Google consente al motore di ricerca di valutare milioni di variabili sui suoi utenti e sui suoi inserzionisti in una frazione di secondo, fino a creare i collegamenti che hanno le maggiori probabilità di efficacia per entrambi. Una tecnologia che permette di ottenere percentuali di clic sulle inserzioni di Google tra il 50 e il 100 per cento più elevate rispetto a quelle di Yahoo, per creare quella pubblicità interessante, mirata, utile per gli utenti e “personalizzata” come solo sul web si può fare.

In questo bengodi degli advertiser resta un timido interrogativo per l’internauta solitario: la privacy c’entra qualcosa? L’unica informazione personale che Google dichiara di prendere in considerazione, per il momento, è la dislocazione geografica dell’utente, che permette di visualizzare la pubblicità di aziende locali. Anche se i momenti, si sa, sono sempre più veloci a rincorrersi.

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