UNO degli innegabili vantaggi del progresso tecnologico, del digitale e del miniaturizzato è senza dubbio la capacità di estendere il controllo: controllare, in questi tempi di incertezze e di pericoli, è diventato troppo importante. Anzi, irrinunciabile.
Ecco quindi che la tecnologia si mette al servizio dell'uomo e diventa un prolungamento dei suoi sensi, come già postulato da MacLuhan, e si applica anche a campi in cui fino ad oggi non ci sembrava indispensabile. Due le idee, entrambe made in England, che rispecchiano questo trend del controllo (a cui si sposa, come riflesso condizionato, l'ossessione della privacy; ma questa è un'altra storia).
La prima, riguarda l'inserimento di un microchip in quadri, opere d'arte. Ovviamente, per facilitarne localizzazione e ritrovamento in caso di furto. Stesso concetto applicato dai britannici ai bambini: nel Regno Unito si può acquistare un orologio satellitare, che non è possibile togliere manualmente ed è in grado di identificare e localizzare l'eventuale rapito in ogni zona del paese. Una risposta anche questa ad una nevrosi, quella del sequestro dei minori, che riecheggia dai numerosi casi di cronaca dai quali siamo mediaticamente (e purtroppo quotidianamente) bombardati.
E'facile arrivare ad esagerazioni, distorsioni, aberrazioni. Il fatto che un microchip più piccolo di un chicco di riso sia in grado di rendere rintracciabile qualunque cosa o persona nel raggio di chilometri ci sa ancora di magico, di stregato, anche di invadente. Per adesso, usi come quelli inglesi sono pienamente condivisibili. Un domani, speriamo bene per la nostra cara privacy, si vedrà.

Il primo ministro con microchip incorporato
Uno sguardo agli usi possibili dei microchip