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Attualità

Claudio Bisio e il personaggio di Daniel Pennac a Mediazone

"Monsieur Malaussène, ovvero la paura di crescere"

di Glauco Di Mambro
19/12/2004



video"Forse in un ipotetico sequel Monsieur Malaussène sarà un padre responsabile: nel testo non lo è!"

video"Fare l'attore è un lavoro di auto-analisi. Se fatto bene..."
Dopo averlo inseguito per le tutte le scale e i cortili della Facoltà di Scienze della Comunicazione, riusciamo finalmente a braccare Claudio Bisio nell’ultimo posto dove avremmo mai pensato di intervistarlo: nell’ufficio del Preside Mario Morcellini.
Mancano pochi minuti all’inizio dell’incontro nella sala Congressi, dove Bisio parlerà agli studenti del suo ultimo lavoro teatrale, il monologo Monsieur Malaussène tratto dall’omonimo romanzo di Daniel Pennac: e in effetti l’atmosfera in facoltà è stranamente vivace, considerato che sono le 20:00…

Accomodatosi sulla prestigiosa poltrona dietro l’altrettanto prestigiosa scrivania, l’attore – dopo tutto quello che ci ha spiegato su Monsieur Malaussène e sulla sua tragicità sarebbe perlomeno riduttivo definirlo solo “comico” – interrompe immediatamente la nostra prima domanda, mettendo subito le cose in chiaro: “Scusami se ti interrompo, ma devi dire dove sono seduto! Siamo nella Presidenza di Mario Morcellini! Abbiamo occupato!! Anzi, io ho occupato… Diciamo pure che mi sono allargato… Scusa scusa, vai avanti…”

E così inizia l’intervista “seria”…
In tutti i libri di Daniel Pennac ci sono dei personaggi giovanissimi, dei bambini. Forse anche i personaggi adulti, come quello che interpreti nel tuo ultimo lavoro, sono in fondo un po’ bambini: è come se Pennac riuscisse sempre a delineare dei personaggi da favola. Come ti trovi nei panni di questo Monsieur Malaussène che potremmo definire per certi versi “fiabesco”?

Benissimo: in Pennac ci sono sempre dei bambini, come nel caso di Benjamin Malaussène, il personaggio che interpreto.
Benjamin è un po’ il capotribù, pieno di fratelli perché ha una madre che sforna figli in continuazione: sembrano tutti figli suoi, ma in realtà sono fratelli.
Ed improvvisamente, ecco che per la prima volta Benjamin Malaussène aspetta un figlio, un figlio vero.
Così si trova da figlio, da bambino come lui stesso si sente, a passare senza soluzione di continuità dall’altra parte della barricata: in modo repentino, diventa padre.
I romanzi di Pennac sono delle saghe infinite, mi pare si arrivi a 1.500 pagine considerando tutta la storia dei Malaussène, ma il tema di questa piece teatrale è proprio questo: la paura di crescere, la paura di diventare responsabile, di diventare padre e di smettere di essere bambino.
Benjamin Malaussène parla quindi a questo figlio che deve ancora nascere, e la piece è scandita dai 9 mesi: ci sono delle diapositive, volute espressamente da Pennac, che scandiscono l’avanzare del feto durante la gravidanza di Julie, la moglie di Benjamin.
E alla fine si assisterà alla nascita di questo bambino, che si chiamerà, in maniera surreale, Monsieur Malaussène.
Forse, se ci sarà un prosieguo di questa piece, Benjamin Malaussène sarà un padre più responsabile: ma nel testo di sicuro non lo è!!!"

Monsieur Malaussène è in parte una proiezione autobiografica di Daniel Pennac, ma nella sua rappresentazione teatrale assume anche parte della personalità di Claudio Bisio: senza tener conto poi del fatto che Monsieur Malaussène ha anche una propria personalità, quella fittizia delineata nei romanzi.
Se in Pennac la componente ironica e auto-ironica è fondamentale per lo sviluppo del personaggio, quanto conta l’ironia per Claudio Bisio?

Tantissimo: quello che hai detto all’inizio è verissimo, noi siamo queste tre cose sommate.
La personalità di Pennac, la mia, quella di Monsieur Malaussène: ed è proprio questa la magia del teatro.
E’ sempre così: tu sei tu, sei quel personaggio, e sei anche l’autore del personaggio che quando l’ha scritto ovviamente ha messo del suo.
Ecco perché gli attori o sono pazzi, o muoiono pazzi, o invece rinsaviscono facendo gli attori, essendo probabilmente stati pazzi prima.
Quello dell’attore è un lavoro quasi di analisi, di auto analisi. Se fatto bene, però.
Devi essere altro da te ma non devi impazzire, non devi essere scisso, schizofrenico.
Detto questo, l’ironia in Pennac è fondamentale: anche nel suo stile di scrittura e nel suo modo di giocare non solo con le parole, cioè con la forma delle cose che dice, ma soprattutto con il contenuto delle cose che dice.
Chi conosce Pennac sa cosa intendo, ma per chi non lo conosce cito solo un esempio, per capire quanto sia importante non solo l’ironia, ma la follia quasi surreale nei romanzi dello scrittore francese: a me ricorda certe cose alla Bréton, alla Queneau, o alla Calvino ( mi riferisco alle Cosmicomiche, ovviamente), se vogliamo ricordare i nostri italiani.
Dicevo, cito come nascerà il figlio di Benjamin Malaussène, che nascerà in una maniera scientificamente inspiegabile: e c’è un momento nella piece, che stavo per definire drammatico, ma che in realtà è proprio tragico.
E’ il momento nel quale Julie scopre che deve abortire perché risulta dalle analisi che il feto è malato: e così tutto quello per il quale Benjamin Malaussène era così felice svanisce improvvisamente, per poi scoprire che questo figlio nascerà dalla pancia di una suora, suor Gervaise, che si occupa di prostitute.
Quindi c’è anche qualcuno che pensa che suor Gervaise abbia in un certo senso derogato al ruolo che le stato assegnato...Ma questo si scoprirà solo alla fine, perché c’è da ricordare che i romanzi di Pennac sono sempre dei gialli, anche se quest’aspetto nella nostra piece viene un po’ sorvolato.

Per quella breve esperienza che hai avuto finora, che ne pensi della nostra Facoltà?

Magari dopo saprò risponderti meglio perché devo ancora incontrare gli studenti: a parte il fatto più interessante che è successo finora, e cioè che abbiamo occupato la Presidenza,
mi sembra che ci siano delle premesse molto interessanti.
So che ci sono stati un po’ di casini con la Mercedes
: io non ho la Mercedes, anzi non ho proprio la macchina, quindi andiamo bene. Per adesso…"




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